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12/04/12

Terzo attentato in 4 mesi: don Panizza nel mirino delle cosche

Non c’è pace per don Giacomo Panizza, il sacerdote bresciano che nel 1976 ha dato vita a Lamezia Terme a “Progetto sud”, una comunità autogestita insieme a persone con disabilità.
L’ennesimo atto intimidatorio, l’ultimo di una lunga serie, lo ha colpito durante le festività pasquali.
Lunedì sera, infatti, alcuni colpi di pistola sono stati fatti esplodere contro la saracinesca al primo piano dello stabile che ospita la sede di “Pensieri e parole”, una delle costole della sua cooperativa.
I guai per don Giacomo sono cominciati nel 2002, quando accettò di prendere in gestione lo stabile confiscato alla famiglia Torcasio, un nome che a Lamezia evoca sangue e morte. La cosca, infatti, è da quasi dieci anni coinvolta in una terribile faida che ha portato alla morte di ben 53 persone solo a Lamezia. Omicidi commessi in pieno giorno, per strada, nell’arco di un decennio.
Il palazzo che ospita la comunità, dicevamo, apparteneva ai Torcasio, e si trova poco distante dall’abitazione della famiglia mafiosa.
Lo stesso stabile è stato oggetto di altri due recentissimi atti intimidatori: la notte di Natale un ordigno a basso potenziale fu fatto esplodere nello spazio antistante l’ingresso, facendo saltare il citofono. Il 26 Febbraio, invece, qualcuno sparò con una carabina su una finestra del primo piano, dove erano ospitati alcuni ragazzi africani sbarcati l’estate scorsa a Lampedusa. Pochi giorni dopo un imponente corteo antimafia, con in testa don Panizza, fece tappa proprio di fronte alla sede di “Progetto Sud”, conferendo al palazzo un importante valore simbolico.
Non bisogna dimenticare poi la manomissione dei freni di due auto avvenuta da parte di ignoti nel 2009 ed i furti con danneggiamenti subiti da una coop agricola facente parte di “Progetto Sud”.
Anche questa volta don Giacomo non ha perso tempo ed ha subito espresso la sua intenzione di continuare con il proprio lavoro, ben conscio dell’importanza che la sua cooperativa ricopre all’interno della comunità lamentina.
È preoccupato ma alla Gazzetta del Sud conferma: «Vado dritto».
Manda a dire che non molla a chi tenta d’intimidirlo. «Prima pensavo che fosse la zona, Capizzaglie è fatta così. Stavolta però sto cercando il contesto: non è questione di zona ma sembra tutto legato a ciò che fa la cooperativa». Il sacerdote non aveva mai preso sul serio la cosa come adesso: «C’è differenza rispetto alle volte scorse, perchè prima siamo stati obiettivo di attentati seriali, adesso invece veniamo colpiti solo noi. Questo ci snerva e ci butta giù. Ma le scommesse da fare bisogna giocarle fino in fondo. Non passiamo la mano, nè andremo in ferie».
Intimidazioni a Natale e Pasqua significano un messaggio religioso? «Non credo», dice don Panizza, «ma certamente è un segnale simbolico».

Gli articoli sui precedenti attentati:
Don Panizza, il sacerdote bresciano nel mirino della ndrangheta
Colpi di pistola contro il centro del prete anti 'ndrangheta

L’articolo sul corteo antimafia:
Il giorno che non c'è la ndrangheta

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