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27/04/12

Strage di Urago, sparito il pentito

La Giustizia dovrà continuare ad attendere prima di fare il suo corso.
E’ questo il destino di una vicenda che sta assumendo ormai i contorni del grottesco. Da un lato l’iter processuale che riserva colpi di scena ogni volta che viene emessa una sentenza, dall’altro la storia di Marino Grusovin, testimone chiave sparito da due anni.
Ma andiamo con ordine:
Tutto inizia la mattina di quel terribile 28 Agosto 2006, quando la famiglia Cottarelli (marito, moglie e figlio di 17 anni) viene brutalmente massacrata all’interno della propria abitazione in via Zuaboni, quartiere di Urago Mella.
Le indagini portano all’arresto dei cugini trapanesi Vito e Salvatore Marino, che però vengono assolti in primo grado il 27 Settembre 2008. La sentenza viene ribaltata in appello, ed il 7 Giugno 2010 i due siciliani, che nel frattempo si sono dati alla macchia, vengono entrambi condannati all’ergastolo. La latitanza, però, non dura a lungo: Salvatore viene “pizzicato” a Tenerife il 31 Dicembre dello stesso anno, mentre Vito viene arrestato sei mesi dopo.
Quando sembra che sulla vicenda possa finalmente calare il sipario ecco l’ultimo improbabile colpo di scena: il 10 Novembre la Cassazione annulla la sentenza di secondo grado disponendo un nuovo processo a Milano e l’immediata scarcerazione dei due imputati.

Nel frattempo, in parallelo, si svolge in abbreviato il processo a Dino Grusovin, pentito e grande accusatore dei Marino, accusato, ed assolto in primo grado, di aver fatto parte del gruppo di fuoco che diede vita allo sterminio.
Grusovin, nonostante fosse in regime di protezione, è sparito nel Dicembre del 2009, e da allora non si hanno più sue notizie.
Della sua storia ne parla la redazione bresciana del Corriere della Sera, nell’edizione di Sabato 21 Aprile, in un articolo a firma Wilma Petenzi:

Un nuovo rinvio per il processo all’imputato “fantasma”, irreperibile da Dicembre 2009 quando era sottoposto a regime di protezione.
L’imputato resta irrintracciabile, ma la sua condizione è mutata: dal 27 Aprile del 2010 non è più sottoposto a regime di protezione.
Dino Grusovin è vivo o morto? Se n’è andato all’estero o vive ancora a Milano? Non c’è risposta. Dal 2009 sembra sparito nel nulla.
Nemmeno il suo legale, l’avvocato Giambattista Scalvi, ha più avuto sue notizie. Nemmeno una chiamata, non un messaggio o una lettera. Dino Grusovin, “gola profonda” sulla strage della famiglia Cottarelli, massacrata nella mattina del 28 Agosto 2006 nella villetta di via Zuaboni, potrebbe essere ovunque.
Slitta di nuovo il processo d’appello per Grusovin, processato in abbreviato e assolto il 20 Febbraio 2008 dall’accusa d’aver fatto parte del gruppo di fuoco che sterminò Angelo Cottarelli, la moglie Marzenna ed il figlio Luca di soli 17 anni.
La Corte ha accolta la richiesta del pg Aldo Celentano: meglio attendere che venga celebrato il nuovo processo d’appello a Vito e Salvatore Marino, i due cugini trapanesi accusati del triplice omicidio. Meglio giudicare Grusovin quando ci sarà l’esito del nuovo processo agli altri due imputati.
Un primo processo era stato fissato per il 12 Dicembre 2009, ma Grusovin, che con le sue rivelazione e accuse ha consentito l’arresto dei due cugini Marino, era sparito nel nulla nonostante la presenza costante di agenti a vigilare sulla sua incolumità. Il processo d’appello era stato rinviato al 13 Dicembre dello scorso anno, poi il rinvio a ieri (20 Aprile, ndr) e, infine, un nuovo rinvio al 19 Ottobre.
Grusovin, Triestino di 58 anni, sedicente architetto, una vita in bilico tra attività finanziarie spericolate ed amicizie discutibili, della strage del 28 Agosto ha raccontato tutto nel dettaglio, fornendo anche particolari che la polizia considerava inediti e che hanno reso le sue dichiarazioni importanti per l’inchiesta e per l’arresto dei due cugini siciliani.
Il pentito ha detto di essere stato presente la mattina della tragedia, di essere stato legato al tavolo della cucina mentre Vito e Salvatore massacravano i Cottarelli nella taverna della villa. Il racconto è stato considerato credibile dal giudice che l’ha processato in primo grado: “Era sicuramente a casa Cottarelli, ma non ha concorso nell’omicidio”.
Ma per la Corte d’Assise che ha giudicato i Marino Grusovin non ha raccontato nulla di fondato. Parere opposto per i giudici d’appello dei Marino: “Grusovin ha detto la verità”.
E per la Cassazione, sempre dei Marino, Grusovin era si nella villa di via Zuaboni, ma mancano riscontri alla presenza degli altri due imputati.
Tante letture della stessa confessione.

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