Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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20/04/12

Operazione “Elefante bianco”, vecchi e nuovi nel clan della droga

Il traffico degli stupefacenti, ormai è noto, è un business in cui la ndrangheta ha un ruolo primario.
Brescia, grazie alla sua collocazione geografica, che le garantisce una sistemazione strategica, ed alla ricchezza della sua Provincia è negli ultimi anni diventata una delle basi logistiche più importanti per il traffico internazionale della droga.
A testimoniarlo le numerose operazioni che nel recente passato hanno visto come protagonista la “Leonessa d’Italia”.
Ultima in ordine cronologico quella condotta ieri dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri (qui il Power Point di presentazione), che ha portato all’arresto di 58 persone, fra cui numerosi bresciani, alcuni dei quali già noti alle cronache per vicende risalenti anche a parecchi anni fa.

A dare il via alle indagini le confessioni di Bruno Orrù, un cognome ben conosciuto nel mondo della criminalità bresciana.
Bruno infatti è uno dei12 fratelli Orrù che negli ultimi 15 anni sono stati spesso protagonisti delle cronache cittadine. Di questi ben 9 sono passati per il carcere, scontando pene per rapine, traffico di armi e droga e omicidio. 2 di loro sono stati uccisi in veri e propri agguati (Robertina nell’Ottobre 2002 di fronte alla sua abitazione di Molinetto), uno, Franco, è invece deceduto nel ‘99 a Paitone durante la rapina ad un portavalori. Marco sconta una pena per l’omicidio di un gioielliere di Toscolano, mentre Alessandro e Mariangela,insieme a Iolanda e Nicodemo Romeo, anche questi ben noti alle forze dell’ordine, erano stati incarcerati e poi rilasciati per l’omicidio dell’imprenditore calabrese, ma residente a Lumezzane, Maurizio Cirillo.
Gente insomma che da anni gravita nel mondo della criminalità organizzata bresciana, e che ricompare oggi fra i personaggi coinvolti nell’operazione Elefante bianco. Ma non sono gli unici, come spiega Franco Mondini nel suo articolo per il Bresciaoggi:

Brescia. Il racconto di un pentito ha permesso di disarticolare una multinazionale dello spaccio che agiva a livello piramidale e aveva base a Brescia.
I vertici erano serbi, ma poteva contare su italiani - molti bresciani, coinvolti in tempi anche lontani nel traffico di droga dalla Spagna alla Lombardia -, spagnoli, ceki, bosniaci, svedesi e albanesi, ognuno con un ruolo preciso.
E guai a sgarrare.
L'organizzazione - lo ha documentato la Guardia di Finanza di Brescia, che ha condotto insieme ai carabinieri l'«Operazione Elefante bianco» - in un anno e mezzo ha spostato oltre 300 chili di cocaina da Barcellona a Brescia, per rifornire il mercato della città e quelli del Garda, della Valtrompia e della Valsabbia, e poi Bergamo, Monza, Como, Mantova e addirittura Napoli (in combutta con la camorra) e Oristano.
A capo Safet Halitovic, detto Sayo. Determinante per il buon esito delle indagini l'utilizzo di «cimici» e microcamere, che hanno permesso di ascoltare le conversazioni dei membri dell'organizzazione e di documentarne movimenti e ruoli.
È in un bar di Gavardo che avvenivano gli incontri tra i boss per pianificare le attività e decidere le strategie. Le Fiamme Gialle hanno anche operato all'estero, individuando in Spagna in nascondigli dei ricercati.
MEDIAMENTE giungevano a Brescia venti chili di coca a viaggio, consegnati in conto vendita (i fornitori sarebbero stati pagati dopo la cessione). La droga era consegnata sulla fiducia, in quanto i serbi ai vertici potevano contare su persone fidate che punivano chi sgarrava, chi non stava ai patti o tenendo contatti con altre organizzazioni. Nulla era lasciato al caso, mentre i proventi dello spaccio erano investiti in immobili, auto di lusso, negozi e centri estetici, utilizzando prestanome legati da vincoli di parentela con i trafficanti.
Con l'«Operazione Elefante bianco», Fiamme Gialle e carabinieri di Brescia in tre anni hanno accertato il passaggio di cocaina e di hashish - sono 730 i chili di «fumo» intercettati - e individuato il ruolo primario o secondario di un centinaio di persone. Mercoledì la Direzione distrettuale antimafia di Brescia a concluso le indagini, ordinando il blitz che ha impegnato per ore e ore 350 uomini.
Il bilancio è di 55 arrestati, 36 dei quali italiani; 39 sono in carcere, una dozzina agli arresti domiciliari e quattro sottoposti all'obbligo di firma.
L'ultimo fermo è avvenuto ieri a mezzogiorno: i carabinieri di Nuvolento hanno arrestato un marocchino sfuggito alle manette il giorno precedente; la notizia è giunta al colonnello Marco Turchi durante la conferenza stampa in Procura. Sono stati inoltre sequestrati immobili e beni per oltre due milioni di euro; altri provvedimenti potrebbero scattare a breve.
Sono in corso ulteriori accertamenti da parte delle Fiamme gialle.
Il GIP MARCO CUCCHETTO ha firmato i provvedimenti richiesti dal pm Silvia Bonardi; i primi sono stati eseguiti all'alba di mercoledì.
«Un intreccio che unisce albanesi e slavi, ma anche lumezzanesi e "terroni" calabresi», ha commentato con una battuta il procuratore capo Fabio Salamone (che è siciliano), per far capire quanto multietnica fosse l'organizzazione. Ma se per quanto riguarda le origini dei trafficanti la geografia del narcotraffico è radicalmente mutata, i tragitti della droga sono gli stessi del passato.
Nel lungo elenco degli indagati compaiono i figli di personaggi coinvolti in grandi inchieste sul narcotraffico bresciano, risalenti anche agli anni Ottanta e Novanta. Si va dall'«Operazione Valle» (traffico di droga in Valtrompia) alle operazioni «Penelope» 1 e 2, all'«Operazione Vesuvio». «Dopo aver scontato condanne severe, sono tornati nel giro», afferma Salamone, che da un paio di decenni segue il fenomeno dello spaccio di droga nella nostra provincia. PER FARE QUALCHE nome, sono tornati in un'inchiesta della Procura di Brescia i cognomi Panizzi (lo porta il fratello di chi nel 1985 mise a segno un omicidio in spiaggia in Puglia) e Buono (Ivan, detto «il Piccolo», figlio di un napoletano che una ventina d'anni fa fu coinvolto nel traffico di coca sull'asse Brescia-Napoli), Pagano e Orru. Ed è rispuntato Mario Franzè, quello che in carcere si cucì la bocca. Il nome di Oreste Pagano («Operazione Vesuvio») è emerso nel corso della conferenza stampa: tra gli arrestati figurano Franco De Luca e Gaetano Mazza, indagati a suo tempo in quanto erano in contatto con Pagano, ritenuto dagli inquirenti il referente dei trafficanti bresciani. Storie datate, che riemergono. E proprio da un Orru, Bruno, nel settembre del 2008 ha preso le mosse l'indagine. L'uomo si presentò dai carabinieri chiedendo protezione: si sentiva minacciato. Vuotato il sacco, ha permesso all'Arma e alle Fiamme Gialle di smantellare l'organizzazione.

Aggiornamento del 26 Aprile, sempre di Franco Mondini per Bresciaoggi:

Nell'ambito dell'operazione «Elefante bianco» sono stati individuati un bresciano e due stranieri.
Le indagini per mesi hanno impegnato Guardia di Finanza e Carabinieri di Brescia, i quali hanno smantellato un'organizzazione transnazionale che importava cocaina a Brescia dal Sudamerica via Spagna (sono 57 le persone in carcere, ai domiciliari o con misure alternative).
I due erano sfuggiti alla cattura durante il blitz della scorsa settimana, quando sono stati eseguiti i provvedimenti. Hanno ottenuto l'obbligo di dimora, dato il ruolo non primario che avrebbero avuto nella vicenda.
L'organizzazione importava mediamente venti chili di stupefacente per volta da Barcellona a Brescia. In arresto A.A., marocchino di 38 anni domiciliato a Gavardo; A.L., bresciano di 62 anni intercettato a Desenzano, ma residente a Brescia; V.P., romana di 28 anni residente a Brescia. Sapendo di essere ricercata, aveva lasciato la sua abitazione, trovando alloggio temporaneo in un albergo cittadino, dove è stata individuata. Sono almeno cinque le persone ancora da arrestare che sono sfuggite alla cattura.
A GUSSAGO IN ARRESTO M.S., 47 anni, e F.L., 41, tunisini, il primo clandestino, il secondo con precedenti per spaccio di droga. I carabinieri li hanno intercettati in città, a San Polo; erano a bordo di una Citroen. Uno dei tunisini aveva con sé 236 grammi di eroina, l'altro 390 euro, somma ritenuta provento dello spacco. Da accertare se a Brescia si fossero recati per acquistare droga: erano stati notati dai carabinieri di Gussago, appostatisi in borghese in ambienti frequentati da chi cerca droga.
A ROCCAFRANCA in arresto G.T., 32enne del paese, incensurato. Lo hanno sorpreso i carabinieri di Rudiano in possesso di 35 grammi di hashish, un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento delle dosi e 205 euro. La somma è stata sequestrata, come è stata sequestrata al 32enne una pistola giocattolo modello 92Fs, simile alle armi in uso alla polizia, priva del tappo rosso che distingue le armi giocattolo da quelle vere. L'uomo dovrà quindi rispondere anche del possesso di arma illegale, oltre che della droga.
I due tunisini sono in carcere, mentre il trentaduenne di Roccafranca ha ottenuto gli arresti domiciliari. Oggi sono previste le convalide degli arresti.

Elefante bianco

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