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29/03/12

Prestipino a Brescia: “Anche qui c’è la mafia”

Molto interessante la conferenza stampa di Lunedì 26 marzo tenutasi presso l'Auditorium Piamarta alla presenza del Procuratore Aggiunto della D.D.A. Reggio Calabria MICHELE PRESTIPINO.
Entrato in magistratura nel 1984, è stato per dieci anni componente della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Dal 1998 ha indagato sulle diverse articolazioni del sistema Provenzano, da quelle economico-finanziarie a quelle operative e militari, fino all'arresto del capo di Cosa Nostra. Da Novembre 2008 è Procuratore aggiunto presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, dove indaga sull’ organizzazione criminale della 'Ndrangheta calabrese e sulle sue ramificazioni economiche nel Nord Italia.
Ha pubblicato "Il codice Provenzano" con Salvo Palazzolo (Laterza 2008) e "Il contagio" con Giuseppe Pignatone (in uscita presso Laterza).

“Negli ultimi tre anni nelle grandi città del nord, come Brescia, la presenza sul mercato della mafia è stata accertata.
Brescia è uno dei cuori produttivi del nord, è quindi impossibile che sia immune al contagio mafioso”.
Una verità già emersa dalla Relazione della DNA del 2011, e che viene ora rilanciata anche da Prestipino.
L'allarme sulla percezione di questo fenomeno è il frutto di due fattori: la prontezza dei risultati processuali degli ultimi anni, merito della collaborazione tra Procure di tutta Italia come nelle indagini Crimine-Infinito, e lo spazio dedicato a questi fatti dai mezzi d'informazione, in particolare la rete.
È ormai assodato che non si tratta più di semplici infiltrazioni, ma di una presenza stabilizzata, permanente e consolidata da molti anni con una fortissima capacità espansiva attraverso un processo di vera e propria clonazione: “Qui a Brescia abbiamo la sicurezza della presenza stabilizzata e ormai radicata di pezzi importanti e significativi dell´organizzazione mafiosa calabrese”.

Molti sono i progressi ottenuti nell'ambito della comprensione del fenomeno mafioso, della sua struttura, della pervasività geografica e della sua pericolosità.
Ma non basta.
Tutti hanno capito che la mafia non si combatte solo con la repressione da parte delle forze dell'ordine e della magistratura ma è necessario il contrasto sociale che inizia dalla “formazione” ed arriva alla “produzione” nel mondo dell'economia. È proprio questo il punto di criticità, quello sul quale siamo rimasti indietro.
“Bisogna che la politica apra gli occhi - spiega il procuratore - e inizi a pensare di inserire tra le priorità del prossimo governo, nel 2013, la questione dell´illegalità diffusa, legata strettamente alla questione morale e alla corruzione che ammorba le Istituzioni [...] Anche gli organi di stampa hanno un ruolo fondamentale, che è quello di rompere il silenzio e mostrare la ´ndrangheta al mondo. Questa mafia vive e prolifica nel buio, si nutre di silenzi indecenti e di omertà”

Accanto alla repressione bisogna costruire in positivo un blocco sociale che sia un grado di contrapporsi al modello mafioso. Per fare antimafia sociale basta fare l'esatto opposto di quello che fa la mafia.

La criminalità organizzata ha compreso che per avere potere è fondamentale il controllo del mondo del lavoro: sono già insediati in molti settori, decidono loro chi deve lavorare e chi no.
“La mafia ha avuto un ruolo determinante nel mettere l´Italia in ginocchio economicamente e allo stesso tempo la crisi ne favorisce l´espansione”
Le mafie, e in particolare la 'Ndrangheta, hanno esportato il loro modello sociale con l’annesso sistema di relazione, cioè la capacità di entrare in contatto, e quindi interloquire, con coloro che mafiosi non sono, ma che posso essere interessati a relazionarsi con la 'ndrangheta: la cosiddetta “zona grigia”, composta da politici, amministratori, imprenditori, liberi professionisti. 
Il reato di Corruzione presuppone un accordo, ed è quello che si stipula tra "zona grigia" e ndrangheta. Lo spiegano bene Ezio Ciconte e Nando Dalla Chiesa in “'Ndrangheta Padana” e “Convergenza”. 
L'inizio, il loro punto di partenza, è l'incontro tra mafia e impresa. Si verifica quando viene chiesto il pizzo (riguardo al quale i numeri della Lombardia sono davvero allarmanti). Lo sanno fare bene perchè hanno un sistema ben collaudato che ricalca il modello già rodato dalla casa madre: non si presentano subito con la lupara,ma si avvicinano all'imprenditore e chiedono il 2%.
“Lavori sul nostro territorio, non puoi farlo senza darci nulla in cambio...”. 
Pagare il pizzo può corrispondere agli occhi dell'imprenditore come all'ingresso in una sorta di club che gli permetterà di usufruire di falsi favori. Ma a questo incontro ne potrebbero seguire  altri, con diversi sviluppi; di fatto, però, quell'impresa passa nelle mani della mafia.
E sfruttando i legami che mafia ed imprenditoria hanno con politici, amministratori e professionisti, il contagio si espande rapidamente.
Alla fine l'imprenditore sarà costretto a servirsi di un'azienda suggerita dai mafiosi, ad assumere dei lavoratori invece di altri, o anche a giocare al ribasso nelle gare d’appalto. Pianificano e decidono tutto loro, i mafiosi, noncuranti della concorrenza leale e della sicurezza sul lavoro.

Isolare i mafiosi li renderebbe di fatto immediatamente deboli!!!
Non stringere loro la mano, non frequentare i loro posti, non accettare le loro proposte, permetterebbe di non dare loro la possibilità di avere potere.
Lo devono fare tutti: associazioni di imprenditori, organizzazioni sindacali, Confindustria.
Tutti dovremmo adottare un modello per costruire un blocco sociale alle mafie.

Come cittadini dovremmo pretendere che la politica stabilisse un limite oltre al quale un esponente di partito non possa detenere cariche pubblica o amministrative.
Il limite, secondo Prestipino, potrebbe essere ad esempio il "rinvio a giudizio". Sarebbe di sicuro un segnale importante contro la criminalità organizzata.

“È importante – conclude il Procuratore - che non solo le forze dell´ordine ed i magistrati sappiamo dell´esistenza, anche al nord, della mafia. Tutti ne devono essere al corrente. Solo così si può iniziare a sgretolare quel muro di tenebra, dietro al quale le organizzazioni mafiose operano indisturbate, espandendosi pericolosamente da sud a nord”

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