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10/02/12

Lombardia terra di pizzo

Sfogliando la relazione semestrale della DIA (Direzione Investigativa Antimafia) riguardante il primo semestre del 2011 (interamente scaricabile qui) ci rendiamo conto che sono davvero molti gli aspetti che andrebbero analizzati.
Dopo aver accennato all’infiltrazione in Lombardia della ndrangheta vorremmo soffermarci su una sezione del documento che ci ha molto colpito: il paragrafo in cui viene illustrato il fenomeno del racket delle estorsioni, a partire da pag. 324.
Si legge: “Il ricorso all’usura, unitamente alle pratiche estorsive, è da ritenersi un vero e proprio sistema tipico ed irrinunciabile, utilizzato da tutti i sodalizi per il controllo delittuoso del territorio e strumentale all’applicazione del potere mafioso dell’intimidazione.
[…] L’imposizione del cosiddetto “pizzo” rimane, dunque, una pratica diffusa, anche per via di una subcultura che valuta, in modo assolutamente acquiescente, la “convenienza a pagare”, rispetto alla minaccia paventata. Di conseguenza, il racket trova quasi quotidianamente nuova linfa, imponendosi come manifestazione radicata nel territorio e costituendo, per le organizzazioni mafiose, una pratica assolutamente remunerativa per l’ingente accumulazione finanziaria connessa
”.
Come si evince da queste parole il pizzo resta ad oggi una pratica molto diffusa nel mondo criminale, assolutamente pericolosa in quanto in grado non solo di incrementare notevolmente il patrimonio economico dei malavitosi, ma anche di permettere un capillare controllo del territorio.
Il fenomeno del racket è da sempre visto come una piaga lontana, un elemento tipico del sud, dove la mafia spadroneggia senza troppo disturbo.
La verità purtroppo è molto diversa, e lo si può evincere dalla tabella sottostante, estrapolata dalla relazione della DIA:
pizzo 2011 La Lombardia risulta essere la seconda regione in Italia per numero di fatti reato concernenti l’estorsione. Il dato è ancora più rilevante se si considera che solo la Campania può “vantare” numeri peggiori dei nostri, mentre Puglia, Calabria e Sicilia, regioni che in teoria dovrebbero avere un’infiltrazione mafiosa maggiore, seguono a notevole distanza. Da notare inoltre che il numero di reati è in netto aumento rispetto a quanto riscontrato nel secondo semestre nel 2010, essendo passati da 289 a 336.
Sempre dalla relazione emerge che “L’elaborazione dei dati consente di condensare soltanto uno spaccato, peraltro limitato, di una realtà molto complessa, la cui esatta dimensione non è ancora perfettamente definibile,  essendo in gran parte afflitta da reati sommersi, la cui mancata denuncia è strettamente connessa con il timore e la ritrosia delle vittime di estorsione e di usura”.
In altre parole pare chiaro che ci troviamo di fronte ad un fenomeno ben più esteso e grave di quanto possa apparire leggendo i numeri, i quali rispecchiano solo una minima parte dei reati realmente commessi.
Qualcuno potrebbe essere portato a credere che la prevalenza di reati riscontrati in Lombardia sia più elevato che in altre ragioni per via di una maggiore propensione alla denuncia… Niente di più lontano dalla verità!
A fronte infatti da una quasi totale omertà da parte della “gente del nord” (più volte denunciata dalla Pm di Milano Ilda Bocassini ed emersa anche da un’inchiesta del periodico “Terre di mezzo”) si può riscontrare un aumento delle denunce al Sud, alle quali si associa il lavoro di importanti realtà nate dalla voglia di legalità della società civile come per esempio quella di Addiopizzo (che riscontra ogni anno un numero sempre maggiore di aderenti).
Un altro aspetto interessante è sicuramente l’analisi, diviso per categorie, delle vittime del pizzo:
a chi pizzo I dati, che non sono specifici per la Lombardia, ma rispecchiano la realtà nazionale, mettono in evidenza un elemento particolarmente interessante: diversamente da quanto comunemente si creda il “pizzo” non è una piaga che colpisce solamente commercianti, artigiani o imprenditori, ma una fondamentale arma che la criminalità utilizza a 360° senza fare distinzioni (pure coi vagabondi se la prendono!). Ciò significa che nessuno deve avere la presunzione di sentirsi “esente” dal pericolo: l’estorsione può colpire chiunque!
Per questo motivo il ruolo della repressione del fenomeno assume una decisiva rilevanza per la salvaguardia della libertà di un territorio. Allo stesso tempo, però, bisogna porre particolare attenzione anche all’importanza della prevenzione in tutti quei luoghi in cui questo “cancro” non ha ancora avuto modo di attecchire.
L’efficacia dell’azione di prevenzione e di contrasto al racket e all’usura ha come presupposto imprescindibile la profonda conoscenza delle realtà territoriali ove si manifestano e le relative dinamiche economiche e criminali”. Per questo motivo è importante che siano gli amministratori e le realtà locali le prime ad intervenire preventivamente o in maniera repressiva contro i fenomeni del racket e dell’usura. Aspettare l’intervento delle autorità sarebbe poco utile (come abbiamo visto i reati che emergono sono molti meno rispetto al totale) e decisamente tardivo (perchè la giustizia interviene quando il reato è già stato commesso). E’ la società civile,  in prima istanza attraverso i propri rappresentanti nelle Istituzioni, che ha il dovere di difendere se stessa dall’attacco della malavita.
Le iniziative antimafia, volte a contenere la diffusione dei fenomeni criminali e l’incremento di strumenti di sostegno alle piccole e medie imprese in temporanea difficoltà, costituiscono  momento fondamentale per immunizzare gli operatori economici dal pericolo di rimanere vittima di tali fenomeni e di equilibrare, nel contempo, il mercato nel rispetto delle normali regole della concorrenza. In tale contesto, le migliori prassi devono essere dirette ad incrementare l’affermazione della cultura della legalità, in primis con la contestuale denuncia degli estorsori e degli usurai
A questo proposito la Rete Antimafia di Brescia continuerà il suo percorso di sensibilizzazione alla legalità ed al rispetto dell’uomo e dell’ambiente.
Cercheremo inoltre di impegnarci in iniziative volte ad indagare la permeabilità del tessuto sociale bresciano ai fenomeni di usura e racket, proponendo sostegno ed illustrando al tempo stesso le possibilità che la Legge offre alle vittime.  
Per fare questo non possiamo però prescindere dall’aiuto dei nostri concittadini, ai quali chiediamo vicinanza e partecipazione.
Solo attraverso la forza e la passione della società civile, affiancate al lavoro delle Forze dell’Ordine, possiamo sperare di contrastare la potenza della criminalità organizzata, che, come dimostrano i dati emersi, ha ormai radicato le proprie radici anche al Nord.

1 commento:

  1. Secondo me uno dei problemi anche quello affrontato in questo video: http://www.youtube.com/watch?v=W_o8fmSiYyY io non lo sottovaluterei

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