Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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dintorni, dove sono presenti i beni confiscati, dove c'è stato smaltimento illecito di rifiuti o un rogo doloso. Tutti gli eventi sono tracciati e tenuti aggiornati dallo staff della rete.

19/01/12

Regione Lombardia: brutto Ambiente!

La Direzione “Ambiente, Energia e Reti” della Regione Lombardia si occupa di tutela dell’ambiente - in particolare di bonifiche, cave e miniere - di sostenibilità ambientale, di servizi idrici ed energia e di telecomunicazioni.

Questo è quanto si può leggere sul sito della Direzione Generale “Ambiente, Energia e Reti”.
Ad una rapida occhiata ci si imbatte spesso in parole come “tutela”, “protezione” o “prevenzione”.
La Regione infatti dovrebbe essere il primo baluardo in difesa del territorio e delle sue risorse.

Dovrebbe, perchè per 15 anni (dal 1995 al 2010) l’Assessorato all’ambiente della Regione Lombardia è stato guidato da politici alquanto “chiacchierati” (giusto per usare un eufemismo):
Franco Nicoli Cristiani (1995-2005) è stato arrestato il 30 Novembre 2011 nell’ambito dell’inchiesta “Locatelli-rifiuti” ed è tutt’oggi in carcere.
Marco Pagnoncelli (2006-2008) ha dovuto dare le dimissioni dopo soli due anni di mandato a causa delle forti polemiche causate dal conflitto di interessi scaturito dai suoi rapporti d’affari con l’impresa Locatelli (si, ancora loro!). Di recente è stato oggetto di un’interrogazione con risposta scritta da parte dei Consiglieri regionali IDV al Presidente Formigoni, motivata dalla presunta collaborazione tra l’ex Assessore ed alcuni degli indagati dell’inchiesta che ha coinvolto il predecessore.
Massimo Ponzoni (2008-2010), come Nicoli bresciano di nascita, è finito nei guai proprio in questi giorni.
Arrestato con l’accusa di reati contro la pubblica amministrazione, in particolare diversi episodi di corruzione, concussione e peculato è stato però oggetto di attenzioni anche in altre inchieste, come ci racconta Gianni Barbacetto in questo articolo:


“Ci sono 13 politici lombardi che hanno ricevuto i voti della ’ndrangheta
, ha dichiarato il magistrato calabrese Nicola Gratteri. Molti di più sono quelli che hanno avuto incontri ravvicinati di un qualche tipo con i boss. Alcuni siedono nel Consiglio comunale di Milano, altri stanno in Regione, altri ancora sono distribuiti nelle assemblee elettive delle province, dei paesi e delle città lombarde. I loro nomi sono scritti nero su bianco nelle carte delle indagini di Ilda Boccassini sulle cosche al Nord.
Eppure nessuno ha fatto un passo indietro. Nessun partito ha detto ai suoi: cominciamo a far pulizia in casa nostra, cacciamo chi infanga le nostre idee e le nostre bandiere. Intendiamoci: alcune relazioni pericolose possono non avere rilevanza penale. Ma hanno, eccome, rilevanza politica. Se un consigliere, un assessore, ha avuto rapporti con boss mafiosi, magari documentati da foto o intercettazioni telefoniche, i casi sono due: o sapeva con chi aveva a che fare, e allora è bene che lasci la politica; o non si è neppure accorto con chi parlava, e allora è sciocco, dunque è bene che lasci la politica.
Nel Consiglio regionale della Lombardia siede, per esempio, Massimo Ponzoni, di Desio, ex assessore e recordman delle preferenze (11. 069 alle ultime elezioni regionali del marzo 2010). Ammettiamo che non abbia fatto nulla di penalmente rilevante. Ha però incontrato personaggi della criminalità organizzata, ha stretto rapporti, ha parlato con loro. Ha incontrato più volte, per esempio, Fortunato Stellittano, imprenditore calabrese con precedenti per associazione mafiosa, arrestato il 15 agosto 2008 per traffico illegale di rifiuti speciali e tossici. Prima di quel giorno, Stellittano era latitante, eppure vedeva regolarmente l’amico Massimo in un noto bar di Desio.
E i tabulati telefonici documentano molti contatti tra Stellittano e il cellulare di Ponzoni, allora assessore regionale all’Ambiente della giunta di Roberto Formigoni. Nella primavera 2008, così Stellitano parlava al telefono, a proposito di una cava che aveva riempito di veleni, ma era poi stata sequestrata: “Adesso la bonifica per quello che abbiamo buttato, da martedì iniziamo a farla noi… Martedì vado a trovare Massimo e mi faccio fare lo svincolo, che è l’assessore all’Ambiente ed è a posto. Poi se vogliono che bonifichiamo anche sotto, ancora meglio”. Non se ne farà nulla, perché per il boss scattano le manette.
In un’intercettazione del 24 gennaio 2009, a parlare è invece Saverio Moscato, considerato il capo della famiglia di ’ndrangheta di Desio. Dice a un suo collaboratore: “A questo punto, a Ponzoni dobbiamo dargli rilievo, lui è c… e culo con Formigoni e via dicendo, ci sono i soldi anche per Ponzoni, e pago. Quanto vuole? Il 10 per cento, to’… Io per Ponzoni l’ultima volta che è andato su ho speso 10 mila euro di matite omaggio per quando si vota Ponzoni”.
Un altro boss, Salvatore Strangio, della cosca Ietto-Strangio di San Luca, nella primavera del 2009 dà la scalata a una grande impresa di costruzioni del Nord, la Perego strade, che diventa braccio imprenditoriale della ’ndrangheta alla conquista di ricchi appalti pubblici. Per ottenerli, però, ci vogliono rapporti politici: ed ecco materializzarsi ancora Ponzoni che, scrive il gip, è “il personaggio giusto al quale rivolgersi”, “fa parte del capitale sociale dell’organizzazione”. Dopo tutto questo, come fa un partito a tenerlo ancora nelle sue file?
Il Fatto Quotidiano, 15 dicembre 2011

E’ passato poco più di un mese da quando Barbacetto pubblicò questo articolo sul Fatto Quotidiano e nel frattempo Massimo Ponzoni è stato arrestato. Sempre dal Fatto Quotidiano proviene invece quest’altro stralcio, che ancora una volta vede l’ex Assessore all’Ambiente al centro dell’attenzione:

Lo stesso Ponzoni, in un’altra conversazione intercettata, appare perfettamente consapevole dell’ambiente che lo vota e lo sostiene: “Mi son tolto la soddisfazione di arrivare primo”, afferma in una telefonata dopo la vittoria alle regionali del 2010, “e mi son tolto i voti di certi personaggi affiliati a certi clan eccetera”. Su un conto corrente intestato alla nonna dell’ex assessore, ma secondo gli investigatori utilizzato da lui, è finito un assegno emesso da Pasquale Nocera, braccio destro di Salvatore Strangio, appena condannato a 12 anni di carcere a Milano per aver guidato la scalata delle cosche aspromontane a un’importante azienda brianzola del movimento terra, la Perego strade. Senza dimenticare Pietro Gino Pezzano, altro pilastro dell’entourage di Ponzoni a Desio. Direttore della Asl Monza Brianza, è stato filmato e fotografato in compagnia di boss locali dai carabinieri che hanno condotto l’inchiesta Infinito. Questo non ha impedito alla giunta Formigoni di promuoverlo successivamente, il 23 dicembre 2010, alla direzione della Asl Milano 1, tra le più importanti d’Italia. E sarebbe ancora lì se non fossero insorti una ventina di sindaci del comprensorio e le opposizioni in consiglio regionale, costringendolo alle dimissioni nell’aprile del 2011.

L’Assessorato all’Ambiente della Regione è certamente l’Istituzione che più di ogni altra ha il potere di incidere sulle decisioni che riguardano il territorio dal punto di vista ecologico. Ma anche sui controlli, visto che i componenti del Consiglio di amministrazione e il Presidente dell’ARPA sono nominati dalla Giunta regionale.
Visto quanto recentemente emerso su chi ha guidato l’Assessorato per 15 lunghi anni appaiono fondati i timori di quanti da tempo denunciano lo sfruttamento e l’esaurimento del territorio.
Ora possiamo solo sperare che anche la politica si renda conto degli errori commessi e che faccia in modo di riparare ai danni che ha causato. 

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