Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

Clicca sulla mappa e scopri quali sono le allerte in provincia di Brescia e
dintorni, dove sono presenti i beni confiscati, dove c'è stato smaltimento illecito di rifiuti o un rogo doloso. Tutti gli eventi sono tracciati e tenuti aggiornati dallo staff della rete.

03/01/12

La piovra infinita


La bella intervista a Fernando raccolta da Federica Pacella de "Il Giorno" e pubblicata sul suo blog http://titikappa.wordpress.com/
Ne avevo già sentito parlare, avevo anche ascoltato un suo intervento durante un incontro serale organizzato dagli universitari. Poi, l’occasione di intervistarlo, una lunga chiacchierata durante un venerdì pomeriggio, in un’aula quasi deserta della facoltà di giurisprudenza. Si chiama Fernando Scarlata, qualcuno lo ha definito il Saviano del Nord. Di sicuro, ha tante cose da dire sulla mafia al Nord. Della sua lunga biografia, cito solo il suo ruolo di fondatore nel 2004 del Comitato Antimafia di Brescia “Peppino Impastato”. Da qualche tempo è anche membro del Tavolo sui beni confiscati alla mafia della prefettura di Brescia. Ma penso  che sia più interessante lasciar parlare lui; perciò, riporto l’intervista in versione integrale.
“Mi interesso di mafia sin da quando ero un adolescente, perchè mi piace la politica. E purtroppo mafia e politica sono strettamente collegate. Per questo ho voluto initolare il Comitato a Peppino Impastato. Impastato è stato un esempio di come si deve fare la lotta alla mafia: non solo lotta contro il fenomeno criminale, ma anche contro il potere politico colluso. E’ un esempio da seguire”.
Gli ultimi fatti di cronaca in Lombardia (vedi arresto di Nicoli Cristiani) raccontano di un fenomeno mafioso che non riguarda più solo il Sud.
“Sì, ma gli ultimi arresti non mi hanno sorpreso, anzi, li auspicavo. Mi aspettavo che ci sarebbero stati arresti eccellenti ai vertici di quell’area politica, perchè studiando i fenomeni mafiosi al Nord avevo intuito da tempo che si radicano allo stesso modo in tutte le Regioni: ovvero, si radicano grazie alla connivenza con gli amministratori. Il fatto che non ci fossero stati arresti eccellenti fino ad ora dipendeva dal fatto che chi doveva indagare non li aveva ancora scoperti: temo che siamo solo all’inizio”.
La mafia, quindi, non è più solo un fenomeno del Sud.
“No. La mafia arriva dove ci sono i soldi, e al Nord ha attecchito molto bene perchè ci sono tanti interessi economici. Brescia è una provincia ricca e fa gola alla mafia. Qui ha trovato terreno fertile, e la provincia da parte sua si è dimostrata permeabile alla mafia, che ha trovato accondiscendenza da parte di uomini delle libere professioni, politici, amministratori. Si sfata così il luogo comune che la mafia sia una questione di cultura. Prima si diceva che la mafia al Nord non avrebbe potuto attecchire perchè le persone  non sono omerose. I fatti hanno però smentito questa convinzione. Nel luglio 2010, con l’operazione Infinito, erano state arrestate 306 persone legate alla mafia: 120 in Calabria, 160 in Lombardia.  Dopo le operazioni, la stessa Ilda Bocassini ha detto che di tutti gli imprenditori del Nord nessuno aveva sporto denuncia. Vuol dire che l’omertà non c’è solo al Sud”.
Spesso però si dice che la mafia si inserisca nei contesti in cui manca lo Stato. Al Nord, però, lo Stato è sempre stato piuttosto presente. Come si spiega?
“Quella della mafia come antistato è un altro falso storico, non credo a questa teoria. La mafia è dentro lo stato, nasce dentro questa società”.
Negli ultimi tempi, ci sono stati arresti eccellenti anche tra i capi dei clan mafiosi. Vuol dire che lo Stato riesce comunque a colpire in maniera dura la malavita organizzata.
“Gli arresti eccellenti sono effettivamente colpi molto importanti, perchè vuol dire che l’organizzazione è in crisi. Talvolta, però,  si è visto che dietro determinati arresti c’erano disegni di uomini di Stato che volevano favorire i clan nemici. Gli arresti sono importanti, ma è difficile dire cosa ci sia dietro. Sicuramente non bisogna pensare che la caduta di un boss porti alla sconfitta di Cosa Nostra”.
Quali sono le nuove frontiere della malavita organizzata?
“Porrei maggiore attenzione ai centri commerciali. In alcune province e regioni del Nord è stato dimostrato che dietro la costruzione di nuovi centri commerciali c’è il riciclaggio di soldi sporchi. Quando pullulano centro commerciali palesemente inutili, dovrebbe scattare il campanello d’allarme”.
Come avviene il riciclaggio in questi casi?
“Ci sono due modi. Uno, la società (mafiosa) acquista il terreno su cui intende costruire il centro, e lo compra a prezzo di mercato. Lo rivende poi ad un’altra società (semper mafiosa) a un prezzo molto più alto: così, si fa figurare che  i soldi acquisiti dalla prima società siano entrati grazie alla vendita del terreno. L’altro modo è l’emissione di scontrini a raffica anche se la merce non è stata realmente venduta”.
Un’altra frontiera sono le ecomafie.
“Assolutamente, e i recenti fatti di cronaca lo dimostrano. Ci sono discariche dove finisce ditutto. Nel traffico ilelcito di rifiuti c’è la connivenza non solo dei politici, ma anche degli industriali, che non si fanno scrupoli”.
La crisi economica e finanziaria rappresenta un rischio o un’opportunità per la malavita?
“Senza dubbio un’opportunità per il radicamento della mafia in tutta Italia. Le imprese hanno bisogno di capitali che le banche non danno, mentre la mafia ha a disposizione grandi capitali. Il rischio non è solo l’usura, ma soprattutto l’infiltrazione della mafia nelle aziende. La mafia può infatti chiedere di sedere nei Cda delle aziende in cambio di credito, e mettere le mani sugli appalti pubblici”.
I tentacoli della piovra arrivano anche sull’immigrazione?
“Assolutamente sì, la mafia mette le mani su tutto ciò che è illegale. La Bossi-Fini ha ridotto la possibilità di entrare in Italia: più si stringe la via della legalità, più si allarga quella dell’illegalità. La mafia internazionale è responsabile della tratta di esseri umani: le organizzazioni all’estero reclutano uomini e donne, i clan italiani li fanno arrivare in Italia. Quando sono qui, per ripagare dei soldi prestati, le donne finiscono nella rete della prostituzione o nel giro delle badanti”.
E gli uomini?
“Gli uomini finiscono per alimentare il mercato del lavoro nero, e diventano spesso vittime del caporalato. A Brescia, ad esempio, i lavoratori stranieri sono gestiti dalla ‘ndrangheta, soprattutto nel settore dell’edilizia. Anche qui, c’è la connivenza degli imprenditori edili, a cui fa comodo però avere una manodopera non sindacalizzata a e sfruttabile”.
Un quadro insomma fosco. Ma c’è una via d’uscita?
“Sì, ma è molto lontana: non si può sconfiggere la mafia in pochi anni, soprattutto non la si può sconfiggere con la sola forza, perchè è radicata nell’economia, nel modo di pensare, nel tessuto sociale. L’imprenditore colluso non è di per sè un mafioso, ma alimenta il fenomeno. La chiave sono le nuove generazioni. Bisogna lavorare nelle scuole, partire dai più piccoli, parlare chiaramente perchè ci sia più consapevolezza del fenomeno”.

Nessun commento:

Posta un commento

Per evitare SPAM o la condivisione di contenuti inappropriati ogni commento verrà visionato da un moderatore prima della pubblicazione.