Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

Clicca sulla mappa e scopri quali sono le allerte in provincia di Brescia e
dintorni, dove sono presenti i beni confiscati, dove c'è stato smaltimento illecito di rifiuti o un rogo doloso. Tutti gli eventi sono tracciati e tenuti aggiornati dallo staff della rete.

14/12/11

Brescia «ritrova» gli immobili tolti alla mafia

Si tratta certamente di un momento importante e molto significativo: un bene confiscato alla criminalità organizzata viene restituito alla collettività con scopi socialmente utili. Un duro colpo da digerire per la malavita, sia per l’entità economica della perdita, ma anche, e soprattutto, per il valore morale che questo gesto intrinsecamente racchiude. Conosciamo bene il morboso attaccamento che lega i malavitosi alla propria “roba”. Vedersi portare via la casa ed accettare che venga affidata ad associazioni che si occupano di attività sociali è sicuramente una grossa perdita d’onore per una famiglia mafiosa.
L’onore, per loro, viene prima di tutto, anche dei soldi!
Per l’antimafia, dunque, in questi casi si può parlare di battaglia vinta.
Per questo motivo un gesto all’apparenza banale come l’assegnazione di un bene confiscato può diventare molto importante, per questo stesso motivo non possiamo accettare l’idea, lanciata con la finanziaria 2009, di mettere all’asta i beni confiscati (che verrebbero certamente ricomprati dagli stessi ex proprietari tramite prestanome, a loro i soldi certo non mancano!).
Ma torniamo alla situazione bresciana: i beni confiscati (quelli cioè che dopo il sequestro sono stati definitivamente ed inderogabilmente tolti alla criminalità) sono 118 (a questo link l’elenco completo), e non 116 come erroneamente riportato nell’articolo del Bresciaoggi che potete trovare qui sotto.
Si tratta di 62 beni immobili già consegnati e destinati ad un nuovo utilizzo, 25 beni immobili tutt’ora affidati alla gestione dell’Agenzia nazionale che se ne occupa, e di 31 aziende.
Solo Milano in tutto il Nord Italia ha un numero più elevato di beni confiscati rispetto a quello della nostra provincia.
Milano e Roma se volessimo considerare il centro-nord (escludendo quindi le 4 regioni più infiltrate: Calabria, Sicilia, Campani e Puglia, anche se ad onor del vero ci sono province pugliesi con numeri migliori dei nostri).
118. Un numero allarmante, che non indica assolutamente che Brescia sia più brava di altre città nel contrasto alla mafia, indica invece che l’infiltrazione nella nostra provincia è molto più preoccupante che nel resto del Nord, eccezion fatta per Milano ovviamente. Del resto non c’è da stupirsi: Brescia infatti è una delle province più ricche d’Italia, ed è proprio per questo che dovrebbe essere logico aspettarsi un massiccio insediamento del malaffare!

La mafia a Brescia non è arrivata in questi giorni. La mafia a Brescia si è insidiata da diversi decenni ormai.
Non possiamo permetterci di aspettare che sia un Tribunale a stabilire che la ndrangheta, la camorra o cosanostra si sono infiltrate nel nostro territorio (cosa peraltro già accaduto coi processi “nduja” e “Fortugno”). Sarebbe troppo tardi! Perchè se è l’autorità ad intervenire significa che il reato è già stato commesso.
E’ la società civile che deve combattere in primis questa battaglia, ma da questo punto di vista, ci duole dirlo, Brescia ha dimostrato di essere decisamente indietro rispetto a molte altre realtà.
Chiudiamo questa breve premessa per passare finalmente alla bella notizia di cui vogliamo parlare: un bene confiscato consegnato alla cooperativa “Mongolfiera”.
Si tratta di un appartamento in via Crocefissa di Rosa, confiscato in via definitiva nel lontano Gennaio ‘03 a Guido Alboraletti. L’immobile era stato posto sotto sequestro nell’ambito dell’operazione “Hydra”, nata dall’indagine “Vesuvio” condotta dalla DDA di Brescia, che decapitò un’imponente struttura di stampo camorristico dedita al traffico internazionale di stupefacenti.

Per i particolari rimandiamo all’articolo di Michela Bono per il quotidiano “Bresciaoggi”:

BATTAGLIA VINTA. Sono 116, di cui 62 hanno già una destinazione

Tentacoli della criminalità organizzata sono arrivati anche a Brescia. Ma Brescia dà battaglia per contrastarla (prima) e sradicarla (poi). Lo dimostrano i 116 immobili strappati alla mafia in tutto il territorio, prova tangibile di una lotta senza esclusione di colpi.
Se prima di essere confiscati accoglievano malavitosi, attività illecite, spaccio e giri di prostituzione, oggi grazie al passaggio di proprietà ai Comuni che li ospitano hanno una funzione di pubblica utilità, spesso sociale.
DEI 116 IMMOBILI bresciani passati alla giustizia, 62 hanno già trovato una destinazione d´uso, mentre 25, tutti ubicati fuori città, attendono di essere ancora destinati. Tra gli espropri locali, risultano anche 28 aziende.
L´area urbana di Brescia, che ospita la maggior parte delle strutture confiscate (al capoluogo seguono Pezzaze, Desenzano del Garda e Lonato), ne accoglie alcuni la cui destinazione è ancora da definire.
Quello che desta maggior attenzione è senza dubbio l´ex albergo a ore «Bar Corsica», nell´omonima via, il cui utilizzo secondo il responsabile dei beni confiscati dell´associazione «Libera» Giuseppe Giuffrida va deciso in fretta: «Al tavolo del Nucleo di supporto di Brescia vogliamo avere risposte in merito alla destinazione d´uso».
Il nucleo locale lavora come braccio operativo dell´Agenzia nazionale dei beni confiscati, e la prefettura bresciana è la prima in Italia a esserne dotata: «Sappiamo che l´immobile è imponente, ma non può rimanere fermo e qualcosa deve essere fatto. Siamo determinati a segnalare il caso all´Agenzia nazionale».
IN REALTÀ, SPIEGA l´assessore ai Servizi sociali Giorgio Maione, non ci sarà bisogno di alcuna segnalazione, perché un piano già c´è ed entro fine anno sarà confermato: «È stato fatto un bando, ma è andato deserto, perché si tratta di un vecchio palazzo di 500 metri quadrati, che rappresenta un cospicuo investimento - ha spiegato l´assessore, pronto a presentare in Consiglio un progetto da proporre nel Pgt -; la destinazione prevede un ostello». Maione mantiene massimo riserbo sulla questione, anche se lascia intendere che abbia già trovato chi voglia sostenere la spesa: «Non farei un passo del genere se non avessi delle certezze», ha dichiarato l´assessore.
Altro immobile sul quale vigila l´occhio del nucleo per i beni confiscati è un appartamento di via Aldo Moro, la cui destinazione, secondo Giuffrida, «non è stata meglio precisata».
Anche in questo caso parrebbe manchi coordinamento tra il Nucleo della Prefettura e il Comune, visto che - a sentire Giorgio Maione - l´amministrazione cittadina ci sta lavorando da tempo: «Stiamo selezionando il progetto migliore per ottimizzarne l´uso», spiega l´assessore.
INFINE GIUFFRIDA PARLA di un terreno in via Ghislandi, anch´esso oggetto di segnalazione all´Agenzia nazionale. Eppure nessuna perplessità pure su questo, a detta dell´assessore Maione: «Il problema di quel terreno agricolo è l´inquinamento da Pcb: va bonificato. Proprio una settimana fa abbiamo avuto una riunione, ed entro marzo saremo in grado di dare una risposta».
Qualche sviluppo potrebbe esserci già oggi, nella riunione del nucleo bresciano che è in programma questa mattina a Palazzo Broletto, in prefettura.

Prima, al terzo piano di uno dei palazzi di via Crocifissa di Rosa, c´era la malavita. Da gennaio ci abiteranno Nicolas, Sandro e Carlo, tre ragazzi diversamente abili seguiti della cooperativa «La Mongolfiera», che lunedì hanno inaugurato la loro nuova casa assieme a tanti amici e al sindaco Adriano Paroli.
Degli oltre cento immobili confiscati alla criminalità organizzata, questo è il primo che sarà utilizzato con questa specifica finalità. «Siamo felici - spiegano i ragazzi -: dopo qualche anno trascorso in comunità, ora siamo più autonomi». Il progetto si realizza in uno dei quartieri più vivi della città, con tutte le comodità a portata di mano, negozi e punti di aggregazione.
L´APPARTAMENTO, che può accogliere un quarto inquilino, rientra nel progetto di riabilitazione realizzato dalla onlus in collaborazione con i Servizi sociali: «Il traguardo dimostra che le forme riabilitative vanno pensate su più livelli», ha sottolineato l´assessore Giorgio Maione. «Questo è uno di quegli esempi in cui da una negatività si passa a una positività», ha detto Paroli.
Secondo le indiscrezioni un po´ fantasiose di qualche condomino, sembra che l´appartamento - prima della confisca del 2009 - fosse abitato da un capo della ´ndrangheta che, addirittura, aveva un «vassallo» pronto a portargli il caffè a ogni schiocco di dita. «Era evidente a tutti che fosse un malavitoso, il modo era quello - spiegano dal condominio -, per fortuna le cose ora sono cambiate». In realtà, secondo Giuseppe Giuffrida dell´associazione Libera, l´inquilino sgradito era Guido Alboraletti, uomo legato alla camorra dei «cutoliani» per gli affari sul Garda.
Oggi la casa, benedetta da monsignor Cesare Polvara, è come nuova, comoda e accogliente. Gli arredi sono stati acquistati dai Lions club Brescia Host e Brescia Capitolium.
MI. BO.

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