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30/11/11

Traffico illecito di rifiuti e corruzione, arrestato il politico bresciano Franco Nicoli Cristiani

Non è facile ricostruire la complessa indagine che questa mattina ha portato all’arresto, fra gli altri, del vicepresidente del Consiglio regionale e RAS del PDL bresciano Franco Nicoli Cristiani.
Un indagine intricata appunto, coordinata dal Procuratore capo della DDA di Brescia Nicola Maria Pace e condotta dai PM Bonardi e Canaia con l’ausilio del Nucleo investigativo dei Carabinieri, sfociata questa mattina nell’operazione “Fiori d’acciaio”, che ha portato all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare per 10 persone.
Un' inchiesta che ha preso forma attorno ad un presunto traffico illecito di rifiuti, ma che ha portato gli inquirenti ad imbattersi anche in una serie di reati riguardanti la pubblica amministrazione.
Ma andiamo con ordine.

Tutto inizia otto mesi orsono ad Orzivecchi: gli uomini del Corpo Forestale dello Stato, su disposizione del PM Carla Canaia, mettono i sigilli al cantiere per la nuova tangenziale di Orzinuovi, quella che i giornalisti hanno definito “la tangenziale sulle scorie”.
L’inchiesta si dirime in due ambiti: modalità di assegnazione dell’appalto e materiale utilizzato per il fondo dell’asfalto. Al centro l'unione temporanea d’imprese a cui sono affidati i lavori: "Origini Asfalti Locatelli".
Da quel momento l’attenzione degli inquirenti si focalizza sull’impresa Locatelli, che attraverso le sue numerose società si occupa, a vario titolo, di costruzioni, trasporti e rifiuti.
La stessa Locatelli di Grumello del Monte, in provincia di Bergamo, che era già stata coinvolta nel 2009 in un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano. Protagonisti i fratelli Marcello e Romualdo Paparo, originari di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), a capo di un solido gruppo imprenditoriale basato nell’hinterland nord milanese. La Locatelli faceva lavorare nei cantieri della Tav, altra grande opera pubblica, l’azienda di movimenti terra dei Paparo, la P&p.

Veniamo quindi alla vicenda che ha portato agli arresti di oggi.

Col tempo i Carabinieri riescono, attraverso l’acquisizione di prove filmate ed intercettazioni, a delineare il sistema messo in atto dalla ditta bergamasca: da una parte gli illeciti nel trattamento dei rifiuti pericolosi, dall’altra la corruzione di chi aveva il compito di fornire i permessi e stabilire i controlli.
Stando a quanto emerso dalle indagini, infatti, i camion della Locatelli entravano all’interno di un impianto di Calcinate (Bg), deputato al trattamento dei rifiuti, colmi di scarti di lavorazione dell’acciaio, fra cui cromo esavalente, per poi uscirne con nuove bolle falsificate ma senza che il carico avesse subito il processo di riqualificazione. I rifiuti  venivano poi sversati in alcuni cantieri della Bre-Be-Mi sub-appaltati alla stessa impresa bergamasca per essere utilizzati come sottofondo stradale.
Nel frattempo, però, la Locatelli si trova a dover affrontare seri problemi economici ed è costretta a rivolgersi alle banche per ottenere liquidità.
Come garanzia intende offrire la cava di Cappella Cantone (Cremona), gestita da una società del gruppo, la CaveNord. La stessa cava che di recente ha ottenuto, a seguito di un travagliato iter in Regione, i permessi per la conversione in discarica di amianto.
Ed è proprio per ottenere questi permessi che, stando all'accusa, entra in gioco la corruzione.
Pierluca Locatelli infatti è accusato di due episodi corruttivi ben documentati e riscontrati dagli inquirenti che sarebbero serviti sia ad “oliare” il complesso procedimento di approvazione della richiesta in Regione, sia ad ammorbidire i controlli da parte dell’ARPA.
A beneficiare del “contributo” sarebbero stati il vicepresidente del Consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani ed il coordinatore degli staff dell’ARPA Giuseppe Rotondaro.
Al primo sarebbero stati consegnati presso il ristorante Berti di Milano ben 100.000 euro, la stessa somma rinvenuta stamane durante la perquisizione effettuata nell’abitazione del politico bresciano.
Sembra che Nicoli avevesse il compito di “occuparsi” del rilascio, da parte della Regione, delle autorizzazioni per la discarica che nel frattempo era diventata oggetto di furibonde contestazioni da parte dei cittadini a causa dell’assenza dei regolamentari limiti di sicurezza dalle falde acquifere.
La questione era talmente delicata che la ditta Locatelli era stata costretta ad occultare tutta una serie di rilevazioni e persino a pagare gli agricoltori locali per interrompere le irrigazioni in occasione dei controlli in maniera tale che il livello dell’acqua non creasse problemi.
Pare che in una conversazione intercettata Nicoli abbia riferito che l’autorizzazione sia stata firmata proprio il giorno in cui egli stesso aveva ricevuto la “mazzetta”.
Rotondaro, invece, sembra abbia ricevuto 10.000 euro per i suoi servigi sia come intermediario con Nicoli, sia come uomo fidato all’interno dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente.
Tutti e tre sono finiti questa mattina in carcere.
Con loro anche Andrea David Oldrati, responsabile di una società di consulenza ambientale che collaborava con Locatelli, la “Terra verde srl”.
Agli arresti domiciliari, invece, altre sei persone, tra cui la moglie di Locatelli, Aurietta Pace Rocca, due dipendenti (di cui uno di Pontoglio) ed il responsabile del trattamento rifiuti dello stabilimento di Calcinate, Walter Rocca.
La Procura ha inoltre posto sotto sequestro due cantieri della Bre-Be-Mi (a Cassano d’Adda, nel milanese ed a Fara Olivana con Sola, nel bergamasco) e l’impianto di trattamento di Calcinate, disponendo accertamenti per verificare la reale composizione dei rifiuti illeciti sversati nel sottofondo stradale.

Questo quanto emerso fino a questo momento dalle indagini cominciate otto mesi orsono, ma stando a quanto dichiarato durante la conferenza stampa di oggi dal Procuratore Salomone è lecito aspettarsi ulteriori sviluppi nel prossimo futuro.
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Chiudiamo riportando il monito arrivato dal Procuratore Nazionale Antimafia vicario Pier Luigi Maria Dell’Osso, anch’egli presente alla conferenza stampa di questa mattina: “Si tratta di una vicenda di criminalità organizzata: attività organizzata, strutturata e molto pervasiva, per il traffico illecito dei rifiuti”. Dell’Osso ha parlato inoltre di “fenomeno illecito MASSICcIAMENTE presente in questo territorio, non meno allarmante di quello meglio conosciuto per le note vicende del meridione”.
Parole importanti ed allarmanti, che andrebbero tenute in grossa considerazione soprattutto da parte di tutti coloro che ancora oggi, nonostante le evidenze, non ritengono in pericolo il tessuto sociale di cui facciamo parte.

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