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25/11/11

Tartamella, il ritorno del «faccendiere»

MAXI TRUFFA. La Guardia di Finanza di Piacenza coordinata dalla Procura di Brescia ha individuato il regista di raggiri a privati ed erario per quasi sette milioni di euro. In cella l'uomo chiave negli affari tra i cugini Marino e Cottarelli. Società fantasma e prestanome  per truffare aziende e fisco

Probabilmente non è neppure giunta all'ultimissimo capitolo l'operazione «Gold Coil», che aveva portato nel gennaio scorso all'arresto di quattro persone (ora in libertà) protagoniste di un giro di fatturazioni false, di truffa, di società inesistenti e di evasione fiscale per 6,6 milioni di euro. Altro potrebbe emergere di questa losca faccenda, in particolare a livello di società truffate o di altre fantasma utilizzate nell'orchestrazione generale dei raggiri a fisco e privati. Ma intanto il colpo di scena si è già avuto. Intanto il pesce grosso, il presulto regista occulto di tutta la macchinazione dal doppio scenario nazionale e internazionale è già in manette.
EBBENE, il quinto uomo - caduto nella rete della Guardia di Finanza di Piacenza che sta lavorando da mesi, coordinata dalla procura di Brescia - è Francesco Paolo Tartamella. Un nome non nuovo per nessuno. Non per le procure e neppure per l'opinione pubblica. Chi ha scordato, infatti, quella vicenda di sangue che ha sconvolto la città nell'agosto del 2006? La strage della villetta di Urago Mella, l'eccidio della famiglia Cottarelli. Il faccendiere trapanese, finito in manette lo scorso 10 novembre, era appunto colui che aveva messo in contatto i cugini Marino, a processo per quel pluriomicidio, con Angelo Cottarelli.
E adesso? Adesso spunta in questa inchiesta, ma stavolta nei panni dell'arrestato. Le indagini che, come si ricorderà, erano partite da alcuni accertamenti delle Fiamme gialle in seguito al fallimento della Gemox, società bresciana che risultava non aver mai onorato debiti con la Dei New Elettric di Piacenza, sono arrivate fino a lui. È Tartamella - secondo gli uffici di Fabio Salamone e Antonio Chiappani -, il presunto "burattinaio" che manovrava una ramificazione di società fittizie affidate a prestanome che alla fine hanno parlato permettendo di arrivare fino a chi teneva i fili. Società create con l'unico scopo di truffare ignare controparti in affari apparentemente normali e invece abilmente truccati. Aziende che fornivano merci (cavi elettrici industriali nel caso della piacentina Dei New Elettric - un conto da 4milioni di euro rimasto tra gli insoluti -, ma anche merci di altro tipo a seconda della truffa) ma che non vedevano tornare indietro un euro di pagamento perchè, come in un gioco di ombre cinesi, le società con le quali avevano trattato nel frattempo fallivano, per poi ricostituirsi sotto altro nome.
E intanto la filiera nata sulla truffa non si arrestava; i prodotti circolavano, venivano venduti, procuravano guadagni al Tartamella e alla sua rete di piccoli prestanome. Tutti uniti da un denominatore comune: quello di essere del tutto invisibili al fisco, magari più conosciuti alle Questure e alle Procure che alle agenzie delle entrate. Oltre al fatto di vivere nella nostra provincia: un commercialista di origini calabresi e il figlio titolare della fantomatica Easy Elettric srl poi cambiata in ditta individuale. E due prestanome messi alla guida di società, questi invece bresciani doc: uno di Orzinuovi e l'altro di Dello, forse quel 35enne al quale nel gennaio scorso, quando cominciarono a cadere le prime teste, le Fiamme gialle sequestrarono una villa con piscina adagiata nella pianura bresciana.
LA BELLA CASA di un utile e servizievole pedina del sistema-Tartamella - stando a quanto descritto ieri in conferenza stampa al palazzo di Giustizia - ma assolutamente imparagonabile con la splendida villa siciliana del «capo», fiore all'occhiello del patrimonio messo sotto sequestro al faccendiere arrestato a Perugia e ora in carcere a Poggioreale. Posta in posizione panoramica a Val d'Erice nella «sua» Trapani, una grande villa con non piccola piscina, forte di diciotto stanze e svariati ettari di terreno attorno. Ma i sigilli sono stati messi anche ad un appartamento a Brescia, ad uno a Perugia, uno a Pavia e altri svariati beni tutti, secondo gli inquirenti, riconducibili a Francesco Tartamella. Sui quali - ha sottolineato il sostituto procuratore Antonio Chiappani - è stato possibile intervenire grazie all'istituto del sequestro preventivo equivalente, che dal 2007 permette di "attaccare" non solo i beni collegati al reato ma anche il resto del patrimonio dell'evasore.
MA, COME ACCENNATO all'inizio,la ramificazione dell'affare su cui ha indagato e indaga la Procura potrebbe anche essere più estesa di quella venuta alla luce fin qui. Sicuramente la catena di comando è emersa e così il grosso del raggiro, ma circa le dimensioni dell'evasione fiscale e le società che in buona e cattiva fede sono state coinvolte a diverso titolo, per la procura di Brescia ci sono ancora margini da esplorare.
Si sa, ad esempio, che erano state create società all'estero: il figlio del commercialista - spiegano i finanzieri - era titolare di una ditta in Romania, Paese dove spesso si recava lo stesso Francesco Tartamella. La ditta che sarebbe già stata fatta fallire, proprio come vuole il copione della truffa già applicato con la Easy Elettric e con la Gemox. Ma anche nel Regno Unito, a Londra, è stata scoperta una società che sarebbe riconducibile al faccendiere siciliano arrestato nei giorni scorsi.
«Si tratta - ha chiosato il procuratore aggiunto Fabio Salamone - di una vicenda emplematica che dimostra come il fenomeno della falsa fatturazione sia una piaga diffisissima nella terra bresciana. In questo momento nel dibattito politico è centrale la questione della lotta all'evasione, ma se la magistratura insiste nel ripetere che è una priorità è perchè veramente lo è, e ne riscontriamo una diffisione sistematica».
Una vicenda che - secondo il giudice Salamone - è doppiamente interessante, per via della figura di Francesco Tartamella, «che ebbe un ruolo che forse andrebbe meglio precisato nei rapporti perversi tra i Marino e Cottarelli». «Un ruolo certamente non da poco», osserva Salamone, in un caso che forse da questa storia di evasione fiscale e imprenditori truffati potrebbe ricevere un raggio, magari piccolo, di nuova luce.

Eugenio Barboglio

Fonte: bresciaoggi.it

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