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16/11/11

Due «fermi» per i delitti della Maddalena

Da Bresciaoggi.it

LA SVOLTA . Ieri pomeriggio il blitz della squadra Mobile. Decisivi il computer e la sim card ritrovati. Il giallo di un debito che le vittime volevano recuperare. In cella sono finiti un ex carabiniere e il complice. Le indagini arrivate fino a Lugano, in Svizzera. Sequestrata anche una pistola automatica calibro 9

La telefonata al suo avvocato l'ha fatta alle 14 e 43 di ieri, sull'uscio dell'appartamento di via Crocifissa di Rosa dove vive con la moglie e il figlio. «Mi stanno arrestando per omicidio». Poche parole, sussurrate alla cornetta prima che gli agenti della squadra mobile di Brescia lo infilassero sull'auto civetta. Luca Cerubini, carabiniere in congedo di 37 anni, da ieri è «in stato di fermo» per il duplice omicidio della Maddalena. Gli investigatori non avrebbero dubbi: ad uccidere Hristo Uzunov, 42 anni, e Ekrem Salija, 45 anni, sarebbe stato proprio l'ex militare dell'arma aiutato da un complice pure lui in stato di fermo, ma del quale al momento non si sa nulla.
La svolta nelle indagini è arrivata grazie alla scheda sim trovata accanto a una delle vittime e al computer che il 23 giugno i due macedoni hanno abbandonato con gli effetti personali nella loro camera dell'albergo Astron in stazione. Lì, tra le mail in cirillico archiviate sul server di posta elettronica, anche documenti di «estremo interesse» (tra cui le richieste di fideiussioni bancarie per la realizzazione di un centro commerciale a Skopje) che avrebbero fatto stringere il cerchio intorno a Cerubini e al suo presunto complice . Ma cosa centra un ex carabiniere con imprenditori stranieri?
CERUBINI, ex appuntato dell'Arma in congedo dal 2006 che nel 2004 venne coinvolto in una inchiesta per un «arresto violento» e solo due anni fa denunciò il sindaco di Montichiari perchè non aveva voluto celebrare le sue nozze con una donna rumena, negli ultimi cinque anni ha lavorato come guardia del corpo privata. Fino a febbraio è stato dipendente della Golden Lady, al servizio dei proprietari, per poi iniziare la sua collaborazione con un ex poliziotto, Daniele Saravini, impegnato a Lugano come «mediatore finanziario» per conto della banca londinese «Jp Ltd». Cerubini sarebbe stato «assoldato» per garantire la sicurezza di Saravini, che si sarebbe sentito minacciato da un gruppo di imprenditori dell'Est con cui avrebbe dovuto fare affari.
Un contenzioso che da Lugano era arrivato in un noto studio legale della nostra città: gli imprenditori macedoni, tra cui figurava pure il nome di una delle vittime (Ekrem Salija), pretendevano da Saravini la restituzione di 800 mila euro versati come acconto per ottenere una fideiussione bancaria di diversi milioni di euro. Tanto sarebbe bastato all'ex poliziotto, figlio di un imprenditore emiliano, per rivolgersi a un legale bresciano «amico» di Cerubini. A Brescia i due si sono visti sicuramente il 17 giugno, cinque giorni prima dell'arrivo dei due macedoni all'albergo della stazione, per pattuire con gli avvocati la proposta di mediazione. Dopo quel giorno, però, Cerubini e Saravini sono spariti nel nulla assieme ai creditori stranieri.
I LORO NOMI e i rispettivi numeri di telefono sarebbero però rimasti nella memoria della scheda sim ritrovata in cima alla Maddalena vicino ad uno dei cadaveri. Un particolare cha avrebbe subito indirizzato le indagini verso Cerubini e i suoi collaboratori.
Nell'appartamento di via Crocefissa di Rosa gli agenti della mobile hanno sequestrato pure una pistola automatica, calibro nove, regolarmente denunciata. L'arma sarà periziata per verificare la sua compatibilità con quella usata dagli assassini della Maddalena. Se dovesse risultare questa l'arma del delitto, si confermerebbe anche la ricostruzione sul presunto movente. Illazioni su cui dovrà far chiarezza il pm Ambrogio Cassiani. Intanto, mentre gli inquirenti si sono trincerati dietro al più stretto riserbo, Lorenzo Cinquepalmi, avvocato difensore di Cerubini, mette avanti le mani. «Conosco Luca e non ho dubbi - ha ripetuto prima di entrare in carcere per parlare con il suo assistito -. Non lo vedo come un assassino».

Giuseppe Spatola

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