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25/11/11

Caso Ardigò, lettere con minacce di morte

IL PROCESSO. Ieri la prima udienza per la vicenda di presunte irregolarità edilizie nella comunità dell'Alto Garda bresciano in cui è coinvolto il sindaco di Tremosine. E' stata chiesta l'acquisizione  di due messaggi minatori inviati ai carabinieri e al presidente della Comunità Montana

La prima udienza, svoltasi ieri, è stata velocissima, poco più di un quarto d'ora; un battito di ciglia in termini giudiziari. Ma il botto, nel processo in cui è coinvolto anche Diego Ardigò, sindaco di Tremosine, per le presunte irregolarità edilizie nella Comunità Montana Parco Alto Garda bresciano, non è mancato.
È stato infatti chiesto che vengano allegate al fascicolo del dibattimento due lettere minatorie. Sono state prodotte dal legale di parte civile (la Comunità Montana) e le minacce sono di morte. Destinatari due carabinieri impegnati nelle indagini, e quindi appartenenti alla compagnia di Salò, e Roberto Righettini, sindaco di Toscolano e presidente della Comunità Montana.
LE LETTERE, tutt'altro che amichevoli, contenenti le minacce di morte sono anonime e sono state recapitate nel mese scorso alla sede della Comunità Montana. Il giudice sarà chiamato a pronunciarsi sull'acquisizione delle due missive il 27 gennaio prossimo.
Nello stesso giorno i legali dei quattro imputati si pronunceranno sulla documentazione di cui la parte civile ha chiesto l'acquisizione. Si tratta di oltre 1000 pagine e per questo è stato chiesto un rinvio. Il 27 gennaio i difensori spiegheranno quali documenti ritengono ammissibili; poi il giudice si ritirerà in camera di consiglio per prendere una decisione in merito.
Il processo arriva a circa un anno e mezzo di distanza da quando si procedette all'esecuzione di misure cautelari, tra cui i domiciliari nei confronti del sindaco di Tremosine Ardigò. Le sue presunte responsabilità scaturirebbero dall'attività svolta in qualità di funzionario della Comunità Montana.
Oltre a lui sono stati rinviati a giudizio gli impresari edili Gianmarco Pelizzari e Alessandro Ariasi e il tecnico della Comunità, Luigi Danieli.
LE INDAGINI sono state coordinate dal Procuratore aggiunto Fabio Salamone e condotte dai carabinieri della compagnia di Salò. Inquirenti e investigatori si occuparono delle presunte irregolarità emerse controllando le opere antisismiche realizzate nel territorio gardesano nel quale opera la Comunità Montana. Irregolarità da cui - sempre secondo le tesi sostenute dall'accusa - sarebbero stati tratti vantaggi economici.
Ieri il sindaco Ardigò, rimasto ai domiciliari per alcuni mesi nel 2010, non era presente. Si è limitato a commentare telefonicamente: «Sono tranquillissimo», ribadendo quanto già esternato sin dai giorni successivi alla revoca del provvedimento restrittivo.
Nel 2010 era stato sospeso dalla carica per la durata dei domiciliari.
Quella del 27 gennaio prossimo è quindi un'udienza di notevole rilevanza, poiché stabilirà gli atti su cui verterà il processo. A tutto ciò si aggiunge il clima di tensione generato dalle due lettere minatorie.

Mario Pari

Fonte: bresciaoggi.it

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