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10/11/11

A Brescia il summit dei capi del «cartello»

La frase con cui l’autore conclude il pezzo vale più di ogni commento: “Sono storie che sembrano lontane, ma sono ambientate a Brescia. E non si tratta di un film d'azione.”

Da bresciaoggi.it:

«Brescia e le città limitrofe si confermano luogo strategico per il traffico internazionale di droga. Già ai tempi dell'inchiesta Vesuvio è emerso che la cocaina giungeva a Brescia per essere smistata nel Napoletano. Questa indagine, condotta dai Ros di Brescia, conferma il radicamento sul territorio bresciano di organizzazioni composte da italiani e stranieri collegati con il "cartelli" colombiani».
È il commento del procuratore aggiunto Fabio Salamone sul maxitraffico di droga smascherato dai carabinieri dopo mesi di indagini.
«Il più ingente sequestro di cocaina effettuato nel Bresciano», ha aggiunto il pm Paolo Savio, coordinatore delle indagini che hanno impegnato la Direzione distrettuale antimafia e i Ros di Brescia. E proprio dalle indagini è emerso un aspetto inquietante e non così scontato. La nostra città e la nostra provincia sono sì punti nevralgici per il narcotraffico e base operativa di potenti organizzazioni che importano cocaina, eroina e hashish dal Sudamerica e dall'Olanda, dai Balcani e dall'area maghrebina, ma anche punto di incontro per chi organizza, finanzia e porta a destinazione i carichi.

IL SUMMIT. Emissari del narcotraffico e capi del cartello colombiano collegato ai trafficanti bresciani e lecchesi sottoposti a fermo dai carabinieri nella giornata di lunedì stavano trattando il pagamento.
«A Brescia erano convenuti i vertici e stavano ripartendo dall'Italia. La situazione ci stava sfuggendo di mano e abbiamo dovuto accelerare i tempi, fermando nove persone» ha detto il pm Savio, aggiungendo insieme al collega Salamone che sono stati intercettati in tre fasi, nell'arco di quattro anni di indagini, 750 chili di cocaina colombiana pura al 90%, per un valore di 16 milioni di euro. La cocaina sarebbe stata tagliata, per aumentarne peso e valore.

IL MAGGIORE Michele Lo Russo, artefice con i suoi uomini del Ros di Brescia della brillante operazione, è uomo schivo. Una certa riservatezza gli viene imposta dal ruolo che ha e dalla delicatezza delle indagini. Basta un nulla per vanificare mesi e mes di lavoro. Ha parlato delle società «create ad arte in Sudamerica come a Brescia e a Lecco per organizzare i viaggi dei container». Ha aggiunto che non è stato facile indagare, non conoscendo inizialmente i destinatari.

«ABBIAMO AVUTO fortuna - raccontano gli investigatori e la Procura - a trovare durante una perquisizione domiciliare le bolle e le e-mail». È stato così facile risalire a chi aveva organizzato il trasporto di oggetti d'alluminio «di scarso valore commerciale - ha aggiunto il comandante del Ros di Brescia - che contenevano sino a 230 grammi di cocaina. Un lavoro certosino. Abbiamo così accertato chi erano i capi e i collaboratori e i referenti colombiani. Gente dura, i capi dei cartelli colombiani che individuano i familiari di chi ordina i carichi. Ciò avviene a mo' di garanzia. Se si sgarra, un familiare paga anche con la vita il tradimento».
Sono storie che sembrano lontane, ma sono ambientate a Brescia. E non si tratta di un film d'azione.F.MO.

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