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03/10/11

Usura e riciclaggio, arresti nel Bresciano


Non si tratta di vera e propria “mafia” in quanto le persone coinvolte non sembrerebbero avere alcun tipo di contatto con le cosche.
Ma ci troviamo di fronte all’ennesima prova dell’esistenza di criminalità organizzata (in questo caso autoctona) nella nostra provincia. Un’organizzazione dedita ad usura e riciclaggio, reati tipici della cultura mafiosa.

Tratto da: quibrescia.it    
E’ in corso dall’alba di lunedì un’operazione dei carabinieri della Compagnia di Sondrio, guidati dal capitano Claudio de Leporini, volta a smantellare un’organizzazione di almeno quattro persone dedita a usura, estorsione e riciclaggio fra le province di Sondrio, Brescia e Bergamo.
Eseguiti, al momento, un ordine di custodia cautelare in carcere e due obblighi di dimora, indagata una quarta persona in stato di libertà.
Otto le vittime finora accertate di cui quattro hanno collaborato con gli investigatori. Il tasso d’interesse imposto era del 10% mensile, pari al 120% annuo. In queste ore sono in corso perquisizioni e sequestri di 14 immobili e quattro conti correnti riconducibili al gruppo.
E’ stata la denuncia di un libero professionista di Sondrio, che ha raccontato ai carabinieri di essere sotto usura da oltre 10 anni, nel corso dei quali aveva già sborsato 600 mila euro a fronte di un prestito da 10 mila, a fare scattare le indagini e ora l’arresto di Fausto Faglia, 72 anni, residente a Darfo Boario Terme, ragioniere in pensione.
Altre due misure di obbligo di dimora sono state eseguite, sempre su ordine del gip del Tribunale di Sondrio, a carico di Alessandro Tognola, 76 anni e Luciana Rondini, 55 anni, entrambi residenti a Pisogne. Una quarta persona è indagata in stato di libertà.
I reati contestati a tutti sono usura, estorsione e riciclaggio in concorso fra loro. Otto le vittime al momento accertate. Il patrimonio posto sotto sequestro preventivo dai carabinieri di Sondrio consiste in 14 immobili e 4 conti correnti riconducibili all’organizzazione. Il ragioniere ora in carcere risultava completamente sconosciuto al Fisco e, nonostante l’ingente patrimonio, percepiva una pensione minima e anche un assegno sociale dell’Inps di 630 euro mensili, motivo per il quale è indagato pure per truffa aggravata ai danni dello Stato.

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