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04/10/11

Minacce con proiettili a un giudice bresciano

IL CASO. Dopo l'intenzione di «farla pagare» a tre magistrati, emersa nei giorni scorsi, ora un' altra inquietante vicenda. Il «messaggio» è stato lasciato nel cestino della bicicletta, sotto un foglio di carta

04/10/2011

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Brescia. Quando ha alzato il foglio, nel cestino della bicicletta, ha scoperto il «messaggio». Tra proiettili e cartucce, erano undici.
Destinatario di quella che è a tutti gli effetti una minaccia, un magistrato in servizio al tribunale di Brescia. Un giudice civile che si è ritrovato a fare i conti con un avvertimento pesantissimo.
Proprio per questo nei confronti del giudice è stato disposto un servizio di vigilanza.
Diversi gli elementi che contribuiscono a rendere particolarmente inquietante la vicenda di cui si sta occupando la magistratura veneziana, competente su quella bresciana.
Innanzitutto, bisogna considerare il numero di proiettili lasciati nel cestino, ben undici. A questo va aggiunto la loro differenziazione. Sotto il foglio di carta c'erano infatti tre cartucce da caccia e otto proiettili per pistola, di due calibri diversi.
Chi ha agito, quindi ha certamente voluto far capire d'aver una disponibilità d'armi piuttosto ampia. E non si tratta solo di cartucce da caccia, che nel bresciano sono molto diffuse, stante la passione venatoria, presente un po' ovunque sul territorio.
A quanto si è appreso, la vittima della minaccia non sarebbe stata in grado di dire in quale punto della città e quando i proiettili potrebbero essere stati collocati nel cestino. Questo perchè avrebbe tolto dal cestino il foglio di carta dopo un certo periodo di tempo rispetto a quando l'avrebbe notato per la prima volta.
Le indagini, pur essendo coordinate dalla Procura di Venezia sarebbero state delegate a forze dell'ordine bresciane.
E ovviamente non può non assumere una dimensione preoccupante il fatto che chi ha agito conosce certamente le abitudini del magistrato. Non sarebbe, altrimenti, riuscito a trovare il tempo per collocare i proiettili.
Una minaccia a tutti gli effetti, quindi, e non un proposito di «farla pagare» a tre magistrati, come quello di cui si è appreso nei giorni scorsi, scoperto durante l'operazione «Ticino» della squadra Mobile della Questura di Brescia.

Mario Pari

www.bresciaoggi.it

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