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21/09/11

Liquami nel lago, è stato sabotaggio

Tratto da: L'Arena del 16 settembre 2011, sezione Provincia, pag. 29

DESENZANO


Un sabotaggio bello e buono. Capace di causare un piccolo disastro ecologico a lago nella zona più centrale di Desenzano: quella cioè compresa fra il lungolago, il ponte alla veneziana e l'adiacente porto vecchio ed il porto pontili. 
Perché l'intrusione nella «stazione» di Garda Uno in zona Maratona, da parte di sconosciuti, ha causato il distacco dell'energia elettrica e dunque il blocco del funzionamento delle pompe di sollevamento. È stato disattivato anche il sistema di telecontrollo guasti. Ciò ha provocato la fuoriuscita dei liquami del collettore circumlacuale dal tubo di emergenza del «troppo pieno», liquami che si sono riversati a lago con conseguenze facilmente immaginabili.
Solo la buona organizzazione del servizio di emergenza, ma anche un'abbondante dose di fortuna, ha consentito di evitare il peggio. E che sia stato un atto volontario di sabotaggio sono convinti i responsabili di Garda Uno, l'azienda multiservizi dei Comuni gardesani. Dopo aver verificato le circostanze hanno deciso ieri di sporgere denuncia contro ignoti ai Carabinieri.
Ecco i fatti ed i motivi.
Tutto è accaduto domenica a metà mattinata. Chi passeggia sul lungolago si accorge che nel lago finisce una melma maleodorante. Sono le 10.30. Ovviamente il primo pensiero va al collettore che trasporta i liquami delle cittadine rivierasche al depuratore di Peschiera. Per effettuare questa operazione, superando i dislivelli, si interviene con l'ausilio di pompe. La stazione desenzanese è vicino al parcheggio libero della Maratona. Il suo eventuale malfunzionamento provoca, affinché non scoppino le tubazioni, l'entrata in funzione del tubo di sicurezza del «troppo pieno» che convoglia a lago i liquami.
Così accade a Desenzano. 
È domenica. La vicenda potrebbe avere effetti gravissimi per la centralissima zona a lago. Fortuna vuole che
Alessandro Pennaccini, lo specialista dei battelli spazzini, si trovi lì vicino, in piazza. Lo cercano, lui corre, salta sul battello, lo posiziona davanti al ponte alla veneziana e risucchia la melma. Poi allerta l'elettricista. 
Questi risponde che non vengono segnalati guasti. Accorre ed il sopralluogo alla cabina svela il mistero. Perché all'interno il tecnico trova tutto sottosopra. Qualcuno, ben pratico, ha abbassato l'interruttore della corrente interrompendo la fornitura di energia elettrica alle pompe che si sono bloccate. Non solo: ha anche disattivato il collegamento del sistema di telecontrollo, così che il guasto non viene evidenziato. Se si considera che la giornata scelta è quella domenicale si intuisce che chi ha agito puntava a causare danni ambientali pesanti.
Fortunatamente non è andata così. «Resta il sospetto - dichiara il presidente di Garda Uno, Mario Bocchio - che si volesse rovinare l'immagine dell'azienda. E c'è anche il rammarico per un'azione esecrabile che poteva avere serie conseguenze per Desenzano ed il Garda».


Difficile capire quali possano essere le motivazioni di questo sabotaggio, ma una possibile interpretazione ci viene data dalle parole di Nando Dalla Chiesa, che in un articolo de “Il Fatto Quotidiano”, riferendosi all’avvelenamento del Lambro da parte di ignoti, paragonò quella vicenda all’ omicidio, avvenuto a Palermo, dell’avvocato Enzo Fragalà:

"[...] Potrà dire qualcuno: ma che c'entra il Lambro? In effetti. Può darsi nulla. Ma può darsi molto. Il fatto è che a 1500 chilometri di distanza da Palermo, nella Lombardia dove batte il cuore del potere politico a cui i boss indirizzano da tempo le proprie richieste, è stata provocata una catastrofe ambientale. Non è stato incidente, questo è appurato. Bensì sabotaggio, vero e proprio atto di terrorismo ecologico. I cui danni sarebbero potuti essere immensi e coinvolgere in modo ancor più disastroso il Po e la sua pianura. Sabotaggio professionale, ci è stato detto. Un atto di terrorismo che ha tutta l'aria di essere stato dimostrativo o punitivo o le due cose insieme. Indirizzato contro qualche interesse locale o contro interessi più ampi?[...](La criminalità, n.d.r) sa perfettamente che per ottenere gli agognati benefici legislativi e amministrativi non può esibire tracotanza delittuosa. Ha imparato che dopo gli scoppi di aggressività criminale lo Stato è costretto a contrastarla di più, a non concederle più niente. Deve usare modalità mascherate e il meno sanguinarie possibili. Assassinio di Fragalà e attentato terroristico, per le forme in cui sono avvenuti, avrebbero dunque i requisiti ideali per minacciare selettivamente. Non il paese, ma chi può e deve capire".

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