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25/09/11

A 10 giorni dal sabotaggio pronto un progetto da 100 milioni per il nuovo depuratore. Coincidenza?

A soli 10 giorni dall'inquietante sabotaggio che ha causato il riversamento di liquami nel Lago di Garda (leggi qui) le 2 aziende che gestiscono il sistema idrico si incontrano PER LA PRIMA VOLTA per studiare nuove soluzioni. È davvero l'età dell'impianto la causa di tanta fretta, o è stato quello "strano" boicottaggio ad accelerare i tempi?
Ecco l'articolo sul summit tra "Garda uno" e "Ags" seguito da alcune considerazioni:

BRESCIA OGGI

Giovedì 22 Settembre 2011

AMBIENTE. Bresciani e veronesi concordi: strutture ormai obsolete e insufficienti. L'altro ieri un vertice per accelerare su progettazione e finanziamenti

Depuratore del lago, tutto da rifare

L'impianto di Peschiera non basta più: in progetto uno nuovo nel Bresciano. Anche i collettori sono inadeguati: in tutto serviranno fra 80 e 100 milioni

Ci vorrà un sacco di soldi, un sacco molto grosso: devono starci dentro fra gli 80 e i 100 milioni di euro per la sponda bresciana, e poco meno per quella veneta. Ma bisognerà trovarli assolutamente, e in fretta, perchè il sistema di depurazione del Garda è ormai alle corde e deve essere rifatto quasi completamente. DOPO TRENT'ANNI e passa, depuratori e tubature sono così vecchi e inadeguati, da rischiare di diventare addirittura pericolosi per l'ecosistema del più grande lago d'Italia. Se si rompe il depuratore di Peschiera, che succede? Se si spacca anche solo uno dei tubi subacquei, che trasportano reflui da una sponda all'altra, che succede? Non è più tempo di farsi domande, e si prova a passare alla fase operativa. L'altroieri c'è stato, per la prima volta, un incontro fra l'azienda Garda Uno, la «gemella» veronese Ags, e le Autorità d'àmbito delle due province. Si è deciso lavorare insieme, anzi «in parallelo», sulla fase progettuale e sul reperimento degli ingenti finanziamenti necessari. Ai primi di ottobre seguirà un altro incontro, più operativo. Per la Riviera bresciana, c'è già un progetto preliminare, e un'analisi dei costi, con questi obiettivi: costruire un nuovo depuratore «bresciano», e rifare completamente il sistema di collettamento, eliminando in particolare le condotte sublacuali. Costruito un depuratore in terra bresciana, non servirebbe più far correre tubi sotto al lago verso l'impianto di Peschiera. Ma c'è di più. «Il depuratore di Peschiera, progettato 40 anni fa, non basta più per tutto il lago - spiega Franco Richetti, direttore tecnico di Garda Uno -. È tarato su 330mila abitanti, ma in tutti i paesi del lago la popolazione è cresciuta: dovrebbe poterne servire almeno mezzo milione, o d'estate addirittura un milione. Possiamo limitarci a potenziare Peschiera, ammesso che sia potenziabile? Mi sembra improbabile». C'È BISOGNO di un nuovo depuratore, apposta per la sponda bresciana, ma dove? Alcuni possibili siti sono stati già ipotizzati, nell'entroterra del basso Garda. Grossomodo l'area tra Lonato, Calcinato e Montichiari. «Ma è presto per parlare del sito - precisa Garda Uno -: non è deciso dove collocare l'impianto. Ma si arriverà presto anche a questa fase: entro cinque o sei anni, massimo dieci, il nuovo sistema dovrà essere a a regime». Da rifare, però, c'è anche il sistema dei collettori. In particolare l'obiettivo è eliminare la condotta sublacuale che attraversa il lago da Maderno a Torri, portando il «grosso» dei reflui bresciani verso Peschiera. Il presidente di Garda Uno, Mario Bocchio, lancia da mesi appelli molto seri sul pericolo costituito da questo sistema. E Richetti conferma: «È un tubo vecchio di trent'anni, non durerà in eterno ed è di difficile manutenzione perchè corre sui fondali del lago. Ma gli stessi rischi arrivano anche da altre condotte di costa». Il vertice dell'altroieri ha reso «ufficiali» queste verità, mancano principalmente i soldi. Lo Stato, le Regioni, l'Europa, le banche: bresciani e veronesi stanno bussando a molte porte. Ma almeno la «macchina» si è messa in moto.
V.R.

«È importantissimo che le due Autorità d'ambito, veronese e bresciana, abbiano iniziato a parlarsi, unite a perseguire l'intento comune della salvaguardia del lago di Garda». La dichiarazione, carica di fiducia e di aspettativa per il futuro, è stata resa da Alberto Tomei, presidente della veronese Ags, l'Azienda gardesana servizi che è la «gemella» veneta dell'azienda Garda Uno bresciana e che gestisce il sistema idrico integrato di 20 Comuni della sponda veronese del Garda. Proprio nella sede dell'Ags si sono incontrati, in settimana, il presidente delle Aato veronese, Martelli, e Stefano Dotti, presidente Aato di Brescia nonché assessore provinciale all'ambiente. LO SCENARIO sul quale si stanno muovendo le due Autorità d'ambito, competenti in materia di ciclo idrico, guarda a una radicale trasformazione del sistema di collettamento e di depurazione del lago, con la sostituzione dell'intero collettore gardesano, e la costruzione di un secondo depuratore a servizio della sponda bresciana. «CON QUESTO INCONTRO - hanno dichiarato i due presidenti - è stato fatto il primo passo verso una nuova collaborazione nel segno della tutela ambientale, condividendone strategie e soluzioni progettuali». Un'unità di intenti che deriva da una constatazione: su entrambe le sponde del lago, il sistema di collettamento e depurazione deve essere adeguato, con investimenti decisamente importanti. Sulla sponda veronese, l'Ags ha già pronto il progetto preliminare relativo al primo tronco del collettore da Malcesine a Punta San Vigilio, del costo stimato di 30 milioni di euro, per il quale sono già stati richiesti contributi. «Ora - ha spiegato Tomei - è allo studio la progettazione del secondo tratto, da Punta San Vigilio al depuratore di Peschiera. Obiettivo finale è destinare la nuova condotta alle acque nere e lasciare la vecchia per le bianche. Da parte sua -ha confermato il presidente dell'azienda veronese - la nostra consorella "Garda Uno", con cui dividiamo la proprietà e gestione dell'impianto di depurazione, sta a sua volta lavorando alle soluzioni per la parte bresciana. È evidente che ognuna delle Aziende e delle Aato proceda su quanto di sua competenza. Ma per il bene del nostro lago - conclude Tomei -è fondamentale che le due Aato abbiano iniziato a confrontarsi su un quadro d'insieme cui fare riferimento».
Giuditta Bolognesi

Leggendo queste interviste alcuni interrogativi sorgono spontanei:
È una coincidenza che le due agenzie si incontrino per la prima volta in trent'anni proprio in prossimità di un evento tanto strano quanto inquietante come quello del sabotaggio? O viceversa che quanto accaduto sia successo proprio la settimana antecedente un incontro cosí importante?
Come mai nelle dichiarazioni non c'è nessun riferimento all'inceppamento forzato dell'impianto, seppur si tratti di un avvenimento di gravità inaudita?
E quale sarebbe, entrando più nello specifico, l'entità dei lavori? Quanta terrà bisognerebbe movimentare, ad esempio, per sotterrare tubature da Toscolano a Lonato? E da Malcesine a S. Vigilio?
Quali sarebbero i costi disaggregati dell'intervento (mano d'opera-movimento terra- progettazione-materiali)?
Tutte domande che al momento restano senza risposte...
Nel frattempo cresce il sospetto che quanto accaduto non più di due settimane fa possa essere un atto intimidatorio atto ad accelerare o addirittura pilotare l'inizio di questa ennesima "grande opera" sulle rive del Lago di Garda.

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