Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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15/06/11

Mafie, quei tentacoli sul Nord

Il dibattito L’articolo di Mara Rodella del “Bresciaoggi”:

IL DIBATTITO. Portanova: «In Lombardia poca consapevolezza, come in Sicilia negli anni '50» Secondo gli studiosi in regione ci sarebbero 500 affiliati, inseriti nel sistema economico Niente luoghi comuni, ma una ricostruzione storica basata sugli atti processuali, per cercare di fare il punto su «La mafia al nord».

A focalizzarlo sono stati Mario Portanova, giornalista de L'Espresso e dell'Osservatorio milanese sulla criminalità organizzata al nord, Gabriele Conta, collega de La Provincia di Pavia (fondatore dell'osservatorio antimafia della provincia), e Fernando Scarlata, presidente del Comitato Peppino Impastato di Brescia, nel dibattito organizzato da Arci Colori e Sapori alla Casa del Popolo. E pensare che, stando a Scarlata che punta sull'«antimafia sociale e la denuncia in rete», Brescia (dove «oggi è la 'ndrangheta l'organizzazione più forte») arriva 20 anni dopo città come Milano o Varese, che conoscono la mafia nel Dopoguerra, visto che «nella nostra provincia la criminalità organizzata approda negli anni'70, quando Raffaele Cutolo, della Nuova camorra organizzata, si trasferisce a Soiano dove avrebbe poi trovato protezione». In un'Italia dove «la lotta antimafia è fatta di scatti e retromarce», secondo Portanova il paradosso sta nel fatto che «oggi, la Lombardia è più indietro della Corleone degli anni'50: al nord manca cioè la piena consapevolezza dell'esistenza mafiosa strutturale, al pari del negazionismo siciliano di quel periodo». A far scattare il campanello d'allarme, l'operazione «Crimine Infinito» che a luglio scorso porta all'arresto di oltre 300 persone di cui 160 in Lombardia e il resto in Calabria, «confermando l'infiltrazione della 'ndrangheta al nord, legata alle cosche calabresi». Perchè la mafia settentrionale «non è sporadica, come in tanti vogliono farci credere, ma radicata, come dimostrano i rapporti della Dda e della Dia». Non a caso, il secondo libro di Portanova e Conta si intitola «Mafia a Milano, 60 anni di affari e delitti»: 500 pagine di nomi e cognomi «dagli anni'50, quando Giacomo Zagari, 'ndranghetista, si trasferisce nel Varesotto, passando dagli anni '70 e '80 con 300 esponenti di mafia in soggiorno obbligato tra Lombardia, Emilia, Liguria, mentre le colonie si fanno stabili e si arriva ai sequestri di persona per accumulare miliardi da reinvestire nella droga». E, ancora, le storie di Calvi e Sindona, il riciclo delle narco-lire a Piazza Affari, il traffico internazionale: «Secondo Leonardo Messina, nel '92, la Lombardia conta 20 mila affiliati - ricorda Portanova -: 3 mila finiscono in manette in 4 anni per reati di mafia». E oggi? «Nelle intercettazioni i mafiosi parlano di 500 affiliati in Lombardia»: infiltrati «nel tessuto economico, nel ciclo del cemento e nella movimentazione terra, nella sanità, nelle istituzioni, nello smaltimento rifiuti e, ancora, nel racket», ribadisce Portanova che, su Expo 2015, riferisce che «già nel 2008, emissari della 'ndrangheta si sono mossi per creare agganci in vista degli appalti con un'efficienza economica superiore a quella di chi ci governa». Gli fa eco Conta che porta l'esempio della sua città, Pavia, dove nel luglio scorso viene arrestato «Pino» Neri, calabrese (già coordinatore delle «locali» lombarde) con le mani in pasta «nella sanità lombarda, tanto che, con lui, in manette è finito Carlo Chiriaco, direttore generale dell'Asl di Pavia».

 

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Un breve stralcio dell'intervento di Fernando: