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04/03/11

Imprenditore gambizzato a Cazzago

Articolo tratto da Bresciaoggi.it

Cazzago San Martino. Gianbattista....
Un urlo nell'alba fredda di Cazzago, poi tre spari in sequenza, esplosi da pochi passi. E due colpi vanno a segno, colpiscono il bersaglio.
Nel mirino c'è Giovanbattista Zani, 64 anni, imprenditore di Cazzago. È lui che sente scandire il suo nome, lui che appena sceso dalla sua Mercedes Ml di fronte alla sua azienda ha appena il tempo di girarsi, vedere un uomo con un cappuccio in testa e intravedere un'auto scura con il motore acceso che se ne va a tutto gas, con il motore imballato.
Sono le ultime immagini colte da Zani prima di accasciarsi a terra per il dolore, il ginocchio destro trapassato da almeno due colpi sparati con un fucile da caccia, i brandelli di carne che schizzano a insanguinare l'argento della Mercedes.
I tre colpi di fucile fanno schizzare fuori casa un vicino, un carabiniere della stazione di Cazzago San Martino. Il militare si precipita, ma la fuga degli aggressori - almeno due - è talmente repentina che il vicino non riesce a vedere nulla. Non vede l'auto allontanarsi, ma nota subito l'imprenditore sull'asfalto di via Meucci, vede il sangue inzuppare i pantaloni. Prima di scendere chiama il 118 e lancia l'allarme.

L'IMPRENDITORE è sotto shock. Non riesce a ricordare nulla, sente solo il dolore alla gamba, ma ha il tempo per indicare il colore della vettura. Poi arrivano i soccorritori, i medici tamponano le ferite, immobilizzano la gamba trafitta, il ferito viene caricato in ambulanza e portato velocemente all'ospedale di Chiari dove viene portato subito in sala operatoria.
Per sei ore i chirurghi lavorano sull'arto, un lavoro meticoloso per togliere tutti i pallini, ridurre le fratture.
Un'operazione lunga, ma nel primo pomeriggio Zani lascia la sala operatoria e viene portato in rianimazione. Le sue condizioni sono critiche, ma non è in pericolo di vita.

Sull'aggressione di ieri mattina alle 6.35 in via Meucci al numero 18 stanno indagando i carabinieri della compagnia di Gardone Valtrompia, sotto la guida del capitano Riccardo Ponzone. I tre spari hanno il sapore dell'avvertimento, ma il motivo, per ora, resta misterioso.
L'unica certezza è che chi ha sparato non voleva uccidere, perchè non avrebbe puntato alle gambe, e non c'è stato uno scambio di persona, perchè la vittima è stata chiamata per nome e gli aggressori la stavano aspettando.
Meticoloso e abitudinario, infatti, Zani ogni mattina raggiungeva il deposito dell'azienda verso le 6.30. L'arrivo dell'imprenditore alla «Euro impianti demolizioni» era previsto, chi ha sparato lo stava aspettando.

Le indagini per ora non escludono alcuna pista, ma i primi accertamenti patrimoniali, effettuati con l'aiuto dei due figli che lavorano in azienda, avrebbero messo in luce una situazione economica florida. In scadenza l'azienda aveva un paio di fatture per meno di cinquemila euro.
Zani non avrebbe mai ricevuto minacce, o quantomeno i figli non ne sono a conoscenza.
Nel dicembre del 2009 il deposito macchinari dell'azienda era stato devastato da un grosso incendio, che aveva causato danni per oltre due milioni di euro. Poteva trattarsi di un avvertimento precedente, ma i vigili del fuoco hanno archiviato il rogo come «accidentale».
L'indagine non è facile, ma qualche aiuto potrebbe venire dalle telecamere della videosorveglianza delle aziende della zona. Nelle immagini potrebbe esserci l'auto e la targa degli aggressori.

Wilma Petenzi

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