Mappa delle allerte in provincia di Brescia.

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30/11/10

Una “locale” anche per Brescia

Intimidazioni e attentati incendiari nei territori interessati dai cantieri per la Brebemi, l’autostrada superveloce che dovrà collegare Milano con Brescia e che è considerata “opera accessoria” all’Expo. I lavori, già appaltati più di un anno fa, sono quindi da considerare tra i primi collegati all’Esposizione universale del 2015; un appuntamento oltreché all’attenzione di molti professionisti, imprenditori e amministratori pubblici, anche nelle mire della criminalità organizzata.
I compari della ‘ndrangheta, ma anche di Cosa nostra siciliana, mirano ai subappalti, alla movimentazione terra ed alla cantieristica. Questo le forze di polizia da tempo lo denunciano.
Un episodio accaduto il 18 luglio scorso ci dice che purtroppo gli inquirenti potrebbero essere nel giusto. In un deposito mezzi presso gli spazi messi a disposizione da un’azienda, la Logimea di Chiari, sono stati danneggiati da un attentato incendiario un Iveco Daily, un Mercedes Actros e un Iveco Trakker, mentre un escavatore è stato danneggiato in maniera lieve. I mezzi sono di proprietà di diverse aziende, molte delle quali impegnate nei lavori per la costruzione dell’autostrada Brebemi.
La metodologia è quella classica dell’intimidazione mafiosa. Nell’hinterland milanese, dove il fenomeno è sicuramente più diffuso, paradossalmente sono quasi abituati a questo tipo di azione. Nel deposto di Chiari, a pochi chilometri dai cantieri dell’autostrada, la prova che l’incendio era doloso è una tanica che conteneva benzina, trovata poco distante e sicuramente utilizzata per dare primo impulso alle fiamme.
L’operazione antimafia del 13 luglio scorso, che in Lombardia ha portato all’arresto di 160 persone, compresi funzionari ed amministratori pubblici, ha avuto il suo clamore anche nel bresciano. Nella città della Loggia ha sede la seconda Direzione distrettuale antimafia della Lombardia, ma non sembra abbia lavorato quel giorno. Nessun arresto nel territorio di sua competenza, che oltre alla provincia brescia comprende quella di Bergamo, Cremona e Mantova. Ad alcuni ha fatto dire che il fenomeno lì non è così diffuso, ad altri che Brescia è una sorta di area cuscinetto. Fatto sta che tra le tantissime altre cose, tra le carte dell’operazione “Il Crimine” si racconta l’incontro tra due “compari”. Da una parte c’è Giuseppe Commisso, un pezzo da novanta presso la locale di Siderno di Reggio Calabria, dall’altra Bruno Longo capo della locale di Corsico, nell’hinterland milanese.
“Dopo i convenevoli tra i due – scrivono i carabinieri di Monza - Commisso porge all’amico i saluti dei rappresentati del “Locale” di Brescia, quelli originari di Messignadi, una frazione del comune di Oppido Mamertina, coi quali, dice: “Abbiamo mangiato insieme e vi abbiamo nominato pure, hanno detto che vi conoscono…”, poi, chiarisce, “…MODAFFARI si chiamano”.
Ebbene queste parole ci stimolano a credere che anche nel bresciano esista una chiara diffusione del fenomeno ‘ndranghetista, radicato come nel resto della Lombardia, ovvero con una struttura molto simile a quella che esiste al sud, con “locali” e ‘ndrine che si dividono il territorio.


La cronaca di “Bresciaoggi” di lunedì 19 Luglio 2010


Sono bastate meno di due ore ai Vigili del fuoco di Chiari per spegnere l’incendio. Ne serviranno molte più ai Carabinieri di Chiari per capire quale sia il movente che ha indotto qualcuno a prendere di mira il deposito della Logimea, di via Castellana 1, in aperta campagna. L’incendio, segnalato al 115 verso le 23 di sabato, è divampato improvvisamente. Nonostante l’intervento in forze dei Vigili del fuoco di Chiari (due le squadre impegnate) il fuoco ha gravemente danneggiato, rendendo probabilmente inservibili, un Iveco Daily, un Mercedes Actros e un Iveco Trakker di proprietà di aziende diverse. Danneggiato in modo lieve un escavatore. I mezzi, tutti di piccole imprese, come di consueto erano parcheggiati nel grande deposito della Logimea, azienda collocata in aperta campagna, in una posizione che tuttavia consente un rapido collegamento con le principali arterie stradali della zona.
L’ISOLAMENTO del deposito, che peraltro favorisce il movimento dei mezzi in arrivo e in partenza, e la mancanza di un custode, hanno favorito sabato notte il piromane che ha potuto agire indisturbato entrando con una tanica, ritrovata dai vigili del fuoco, per innescare l’incendio ai tre veicoli in sosta. Distanza dall’abitato e scarso traffico hanno probabilmente contribuito ad aggravare i danni ai mezzi, facendo scattare la segnalazione al 115 solo quando le fiamme erano diventate visibili a un certa distanza. Chi ha appiccato il fuoco ha dimostrato di conoscere bene sia il grande complesso della Logimea, che occupa diverse migliaia di metri quadrati, che il territorio.
L’indagine, aperta immediatamente dai Carabinieri di Chiari, non trascura alcuna eventualità: dal gesto insano di un folle alla vendetta, come è avvenuto poche settimane fa con l’incendio appiccato ad una cascina. Gli investigatori di Chiari, che negli anni scorsi sono più volte intervenuti nel settore dell’edilizia, conoscono bene la problematica del mondo del cottimismo, dove lavoro nero e immigrazione clandestina si intrecciano profondamente.
L’INCENDIO ai danni di tre diversi piccoli imprenditori che lasciavano i propri mezzi presso la Logimea potrebbe essere la vendetta di squadre non pagate ma potrebbe anche nascondere l’arrivo del racket o della malavita organizzata: il comando di Chiari ha al suo attivo più di una operazione contro personaggi della mafia o delle ndrangheta che hanno operato in zona. Le indagini dovranno insomma chiarire se l’incendio sia uno dei tanti regolamenti dei conti tra squadre di cottimisti, una vendetta per privata legata alla criminalità locale, e non invece la spia dell’arrivo del racket o di organizzazioni come mafia e ndrangheta, interessate al territorio dove sono arrivati i cantieri di Brebemi e Tav.

Fonte: http://www.dalpolonord.it/

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